Chelsea

Preview

Come tre giorni fa per la gara con l’Everton, la vigilia in casa Chelsea per il match con le Wolves è di quelle poco legate al campo, al calcio o a qualsiasi argomentazione di giurisprudenza sportiva, ma vissuta nella sua totalità in infermeria o nelle camere deputate ai test per la pandemia. Impossibile preparare in queste condizioni un match che a Cobham aspettavano tutti, o quasi, venisse rinviato, specialmente quando alle assenze già note si sommavano, nella mattinata di ieri e in quella oderna, altri calciatori positivi al Covid. L’assurdità della situazione è stata certificata, a poche ore dal calcio d’inizio, dal diniego della federazione di posticipare il match: il Chelsea ha giocatori sufficienti (16, compresi 3 portieri) per disputare l’incontro. Punto. Poco importa se gli stessi sono stati a contatto nelle ultime ore con compagni rivelatisi poi positivi, poco importa se lo staff tecnico ha esplicitamente dichiarato il timore per una situazione che non ha la minima sensazione di volersi fermare. Questo interessa a pochi. Il Chelsea deve giocare e giocherà.

Tuchel senza sette giocatori assenti per Covid  ed altri tre per infortunio e con almeno due giocatori che in altre circostanze non avrebbero mai giocato, scende in campo al Molineux Stadium con l’unico undici possibile: Mendy tra i pali, Azpilicueta, Thiago Silva e Rudiger in difesa, James ed Alonso sulle fasce, l’inedita coppia Kantè-Chalobah in mezzo e gli unici tre giocatori disponibili nel trio offenisvo: Mount, Ziyech e Pulisic. Il Wolverhampton di Lage risponde con un 352 che vede la presenza di Cody al centro della difesa, corsie laterali affidate a Hoever e Marcal, Podence ed il rientrante Jimenez a guidare l’attacco.

Nessuna emozione

La gara sin dalle prime battute vede due squadre volenterose, ma al tempo difettose in idee e qualità: entrambe le formazioni arrivano con discreta facilità sulla trequarti per poi perdersi nella nebbia del Molineux. Al quarto d’ora sembra arrivato il momento giusto per dare vitalità al match, quando Podence infila Mendy sfruttando il cross rasoterra di Marcal: la gioia dei tifosi di casa dura però pochi istanti, quelli necessari alla terna arbitrale per annullare la rete per fuorigioco di Jimenez che partecipa attivamente all’azione. Sarà l’unico sussulto per i padroni di casa sino a due minuti dal termine della frazione quando Dendoncker, lasciato inspiegabilmente solo da Alonso, spreca da due passi non riuscendo a trafiggere di testa Mendy.

Il Chelsea non avrà nemmeno l’illusione della rete, non riuscendo a creare nessun pericolo dalle parti di un Jose Sa di fatto spettatore non pagante: i blues provano a giocare soprattutto sull’out destro sfruttando la catena James/Mount, ma i palloni messi in area dai due non troveranno mai la zampata vincente dei compagni. La manovra stenta e pecca in qualità in un centrocampo d’emergenza che non riesce  a rifornire carburante ad un attacco in cui  Pulisic e Ziyech “brillano” per apatia. Lo 0-0 con cui si chiude il primo tempo è specchio perfetto di ciò che si è visto, o meglio di ciò che non si è visto, sul terreno di gioco.

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La ripresa vede tra gli ospiti l’ingresso in campo di Saul al posto di Chalobah per un Chelsea che parte in maniera più convinta, riuscendo ad esercitare una pressione sinora sconosciuta sulla difesa avversaria: nulla di trascendentale o da tramandare ai posteri, ma i blues riescono a gestire il controllo delle operazioni ed a posizionarsi in pianta stabile nella metà campo avversaria. Dopo venti minuti Tuchel cerca un po’ di qualità inserendo l’appena ristabilito Kovacic in luogo di Ziyech, ma i tiri in porta rimangono un miraggio.

Fino al minuto settantotto, quando l’azione organizzata da Kantè ed Alonso manda Pulisic in porta, ma la conclusione del numero dieci dei blues è abilmente respinta da Josè Sa; sarà l’ultima ed unica conclusione dei blues che escono da Wolverhampton con un punto che cambia poco la classifica, ma che risulta essere il massimo cui  potesse aspirare una squadra devastata dalle defezioni. Sarà contenta la federazione.

Pierluigi Cuttica

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