Tottenham Hotspur Stadium, stadio del Tottenham Hotspur - Photo by Il Calcio a Londra

La grande sosta

Antonio Conte archivia ufficialmente la prima parte della sua stagione completa sulla panchina del Tottenham Hotspur. La seconda in totale, dopo il miracoloso quarto posto e la ricostruzione dello scorso anno, subentrato a NES, acronimo di Nuno Espirito Santo, costruita sulle macerie mourinhane. Il Tottenham, da tempo, quantomeno nel 2022, è tornato squadra vera. Sempre Kane, Son e Lloris accompagnati stavolta da ambiziosa, audace, perseverante grande gioventù. Una squadra che in un anno ha saputo riconquistare le Top4, mantenerle in questo primo scorcio di stagione in Premier, e conquistare tra mille difficoltà a Marsiglia gli ottavi di finale di Champions da prima della classe, alla fine di un girone tremendo, stremante, aperto a mille ribaltamenti di fronti.

Apertura e Clausura

S’è chiusa pure in Premier una prima parte di stagione, quasi come ai tempi argentini di Apertura e Clausura, contraddistinta da calendario fitto, pregno, contratto. Tra assenze, infortuni e stanchezza. Specialmente per le TOP4 della passata stagione, soprattutto per i loro manager, non è mai stato così complicato. Perchè sei turni di Champions, tutte gare determinanti infrasettimanali, non è esattamente e/o propriamente come giocare Europa o Conference League. Per questo, con 13 gare a cavallo tra metà settembre e inizio novembre, anche le più belle hanno lasciato da parte estetica e smalto. Lo stesso Tottenham di Conte, tecnico mai passato alla storia per chissà quale proposta estetica sopraffina, a livello prettamente d’espressione mostra trame tutt’altro che brillanti, tutt’altro che ai livelli del finale della passata stagione, ai tempi della volata primaverile al quarto posto, ma ai tempi soprattutto di un impegno a settimana. Il vero aspetto che si intende sottolineare in questo contesto. Non è un caso, tra l’altro, che quel sedicesimo e primo turno importante di Carabao Cup, abbia visto l’eliminazione di tutta la Londra importante: a casa Chelsea, Arsenal, Tottenham e West Ham. Furenti e plateali, tra l’altro anche qui, le proteste sugli eventuali ottavi, in programma pensate all’immediata ripresa tre giorni dopo la finale del Mondiale.

Tottenham Hotspur Stadium - Photo by Rosario Masulli Il Calcio a Londra
Tottenham Hotspur Stadium – Photo by Rosario Masulli Il Calcio a Londra

Premesse estive

E proprio a cavallo di queste difficoltà logistiche e gestionali che va dipinto il primo quadro stagionale degli Spurs. Benissimo, in campionato, almeno fino a metà ottobre. Incomparabilmente alle concorrenti per i massimo obiettivo come la conquista vera e propria della Premier, attraverso un aumento di capitale ammontante a 150 milioni, la proprietà ha speso. E la dirigenza, una dirigenza che Antonio conosce bene chiamata Fabio Paratici, ha consegnato lui i primi investimenti per persuadere e convincere le sue ambizioni. 65 per Richarlison, 35 per Bissouma, Perisic a parametro zero. Squadra più completa, più completa per ciò che chiede il tecnico pugliese. E su queste promettenti soglie è decollata la prima parte di stagione: rendimento perfetto con le mediopiccole, anche se di mediopiccole resta tremendamente paradossal/relativo parlarne in Premier, la NBA del Football del Vecchio Continente.

Due rilevanti difficoltà

I due problemi che gli Spurs hanno amaramente evidenziato in questo primo scorcio tutto particolare di stagione riguardano due aspetti: sorprendentemente il primo legato agli scontri diretti, ancor più sorprendente il secondo stavolta inerente all’approccio dei primi tempi. Andando per gradi, senza brillare il Tottenham, nell’ultima di Conte nella sua vecchia Stamford Bridge, strappò in pieno agosto un punto immeritato, proprio nel finale di gara, una gara rievocata e ricordata più per la discussione mediatica tra Antonio e Tuchel che per altro. Da quel punto in poi, sconfitta nel NLD, sconfitta e dominata all’Old Trafford, sconfitta in casa col Newcastle, sconfitta in casa col Liverpool. Difesa da rivedere: stavolta non soltanto a livello di meccanismi (e qui stupisce, conoscendo credo contiano), ma a livello di calciatori, evidentemente serviranno più sessioni di mercato per alzare il livello dei centrali. Per non parlare del quinto a destra, vero e proprio cruccio della gestione Conte: Emerson Royal contestato e mai all’altezza. Un problema, quello dei big match falliti in questo primo scorcio di stagione, che forse riflette il secondo nodo da sottolineare in copertina: sorprende quanto e come Conte, quantomeno in questa prima fase stagionale, abbia faticato a imprimere e impostare evidentemente nella mente dei suoi ragazzi la mentalità giusta. Questa squadra soffre, va sotto, delude nei primi tempi, costretta sempre a rincorrere poi nella ripresa. E’ successo ben 7 volte nelle ultime settimane. Durante la sosta lo staff dovrà rivedere e curare questo aspetto, tutt’altro che di poco conto.

Carattere e Bentancur

Ma a quest’aspetto c’è da contrapporre grandi riprese, grandi reazioni, grande carattere contiano. Perchè quasi come dottor Jekyll e mister Hide questa è una squadra che dall’intervallo è sempre uscita col mordente quello giusto, per ribaltare e rimontare, anche quando poi non è riuscita nell’impresa come col Liverpool quando, due settimane fa, assenze, legni e tanta sfortuna hanno amaramente fatto la differenza. Carattere contiano e grande preparazione, squadra che alla distanza riesce sempre a correr più dell’avversario. Merito di GPV, Gianpiero Ventrone, storico preparatore scomparso in pieno autunno, dramma che ha sconvolto spogliatoio e tutto l’ambiente. Antonio migliora i calciatori s’è sempre detto, così è stato anche quest’anno: Hojbjerg è tra i tuttocampisti di sostanza più forti in Premier ormai, Bentancur è arrivato a livelli planetari. Incredibile l’evoluzione dell’uruguagio, sempre più lume e faro, sempre più determinante e decisivo, anche sorprendentemente per numeri realizzativi. Giocatore totale, in un arrivato tra i migliori centrocampisti in Premier, per tutta questa serie di considerazioni sviluppate nelle righe precedenti. Deve sicuramente affinare l’inglese, ma sul campo resta leader, sa comunicare e cosa più importante sa trascinare, specialmente nei momenti più determinanti e complicati. Tra sguardi, espressioni, direzioni e soprattutto voglia di incidere e determinare, accompagnando l’azione nell’area avversaria: completa trasformazione di quel calciatore a tratti molto timido ai tempi bianconeri. Lo stesso Kane, eterna certezza e sempre più 9.5 planetario, continua a segnare: 12 gol, ma tutti pesantissimi. E decisivi.

Bilancio finale

Nel complesso, malgrado la sfortunata eliminazione in Carabao Cup a Nottingham tra assenze, stanchezza e calendario contratto, il bilancio stagionale è positivo. Il Tottenham è quarto in classifica, davanti Man United, Chelsea e Liverpool. Bel bottino di punti, mai steccata una gara con le più piccoline, come spiegato nei paragrafi precedenti. Girone ostico quello di Champions, per nulla sottovalutato, pieno di insidie, molto livellato, chiuso al primo posto a Marsiglia. Anche qui rimontando, anche qui uscendo alla distanza, anche qui con carattere. Tratti somatici delle squadre contiane. L’unico problema che si respira dalle parti del Tottenham Hotspur Stadium è probabilmente chi in questo momento, senza favori del pronostico, mastica la vetta in campionato. Chiaramente i rivali di sempre. Ma il bilancio stagionale, fin qui, alla lunga sosta di Qatar 2022 verso cui Paratici e Conte hanno costruito il loro Tottenham 2.0, resta palesemente positivo.

 

di Simone Dell’Uomo

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