Chelsea

The sound of defense

Uno dei segreti del Chelsea di Thomas Tuchel è stato, sin dal primo giorno del tecnico tedesco a Londra, una fase difensiva attenta, solida, granitica: i numeri spiegano in maniera inequivocabile come quello abbia rappresentato il punto di forza principale per lo straordinario anno di lavoro dell’allenatore teutonico a Fulham Road, culminato con la vittoria della Champions League il 29 maggio scorso.

Nel giro dei prossimi mesi, tre elementi di quella difesa (Azpilicueta, Christensen e Rudiger) potrebbero sbarcare altrove, tutti con un contratto in scadenza (il 30.06.2022) che, ad oggi, non è ancora stato rinnovato. Analizziamo dunque, caso per caso, le tre situazioni e che soluzioni vaglia il board dei blues per farsi trovare pronto in caso di dipartenza di uno o più degli stessi.

Cesar Azpilicueta

Il terzino spagnolo, giunto alla decima stagione a Stamford Bridge con oltre 440 presenze con la maglia dei blues, è un punto di riferimento ormai per lo spogliatoio londinese, con la fascia al braccio ereditata da Terry che ne ha certificato ancora più un importanza ampiamente dimostrata sul campo. Affidabile, serio e duttile, il numero 28 dei blues è stato una certezza per i vari allenatori alternatisi sulla panchina londinese: quasi mai dato per titolare ad inizio stagione, è stato sempre in grado di conquistarsi il posto con lavoro e abnegazione, mostrandosi abile di ricoprire più zone del campo. Destra, sinistra (con Mourinho), sino alla “scoperta Contiana” che, di fatto, ne ha allungato e migliorato la carriera: il ruolo di centrale di destra in una difesa a tre fu uno dei passaggi chiave dell’ultimo titolo conquistato dai blues, con il nativo di Zizur Mayor che dimostrò una soprendente naturalezza nell’interpretazione di una veste mai indossata prima.

Tuchel ripartì proprio da lì la sera del 26 gennaio scorso quando, appena sbarcato nella capitale inglese, ebbe un colloquio con alcuni dei senatori dello spogliatoio tra cui ovviamente anche il capitano: da quella mini riunione si gettarono le basi per la nuova identità tattica della squadra, che sarebbe tornata a a quella difesa a 3 tanto “cara” al calciatore spagnolo. Una titolarità pressochè fissa sino a fine stagione, con saltuarie apparizioni nel ruolo di “wing back” per dare il cambio a James, divenuta quest’anno intermittente anche (ma non solo) per l’esplosione di Chalobah e l’arrivo di Sarr. La stima dell’allenatore è immutata, ma la concorrenza e un anno in più sulle spalle modificano inevitabilmente l’impiego: il capitano gioca, anche spesso ora che Chilwell e James sono fuori, ma meno di prima. Tuchel su questo è stato chiaro: non può garantirgli un minutaggio regolare. Questo insieme alla politica della società (offrire “solo” un anno di contratto agli “over 30”, ma che per lui ha già messo sul tavolo un 1+opzione per un altro anno) reca tanti pensieri nella testa del capitano: rimanere a Londra, oramai la sua seconda casa, o ascoltare le sirene dell’amico Xavi, pronto ad offrirgli un triennale. Non si esce da lì: Londra o  Barcellona. Questo sarà il futuro di Azpi. Non è una questione di soldi, ma di volersi sentire ancora (molto) importante e utile. Il Chelsea ha esplicitamente detto di prendersi tutto il tempo che vuole, l’offerta rimarrà sempre valida; ad un capitano non si danno ultimatum.

Stamford Bridge, stadio del Chelsea - Photo by Il Calcio a Londra
Stamford Bridge, stadio del Chelsea – Photo by Il Calcio a Londra

Andreas Christensen

L’evoluzione del difensore danese con l’arrivo di Tuchel è stata eclatante: da panchinaro fisso ad elemento prezioso dell’assetto difensivo, con prestazioni autorevoli in entrambi i ruoli (centrale/centro-destra) che ne hanno rilanciato nome e quotazione. Un rilancio che sembrava inaspettato dopo un inizio stagione turbolento e poco convincente: non a caso le offerte per il rinnovo (per lui e per Rudiger) tardavano ad arrivare. Dopo cinque mesi giocati ad alti livelli, i giovane di Allerod sembrava il più vicino ad un rinnovo che l’estate scorsa sembrava cosa fatta: cinque anni per legarsi, quasi a vita, al club in cui è cresciuto calcisticamente, sin dalle giovanili. Da quel momento però, la firma, per un motivo o per l’altro, non arriva: consci del fatto che l’offerta formulata rispecchi le richieste dell’entourage del ragazzo, l’atteggiamento iniziale del board è paziente e non mette pressioni al danese.

Lo stato d’animo degli headquarters muta radicalmente a dicembre, quando il ragazzo tergiversa, mostrandosi ancora indeciso sul porre la firma sul contratto; a questo punto interverrà anche Tuchel, che nel corso di una conferenza stampa farà capire, senza troppi giri di parole, che è da amputare a ciò lo scarso recente impiego del ragazzo. Lo stesso ci mette del suo, saltando diverse gare per infortuni che, si dice in quel di Cobham, non risultino particolarmente rilevanti; sta di fatto che tra problemi fisici, pandemia e quanto altro la telenovela si trascina sino a gennaio, data in cui, come i suoi colleghi, il calciatore è potenzialmente libero di trattare con altri club. Cosa che (presumibilmente) accade con i procuratori del ragazzo, che trovano diverse telefonate sul cellulare proveniente da Spagna, Germania e Italia (l’ordine non è casuale..); non una sorpresa, visto il buon livello del calciatore, l’età e la possibilità di acquisirlo a zero. La scelta spetta ancora a lui perchè, nonostante tutto, il Chelse, quel contratto, lo possiede ancora: è chiuso a chiave in un cassetto di Cobham, in attesa di sapere quale sarà il suo destino.

Antonio Rudiger

Quella del tedesco è la situazione più delicata, spinosa ed incerta: da una parte il desiderio, manifestato più volte, di continuare la sua carriera in una Londra in cui tutta la famiglia Rudiger si trova divinamente. Dall’altra l’aspirazione ad avere un salario in linea con quelle che il nazionale tedesco ritiene le sue qualità, in nome di un monte stipendi della squadra in cui alcune disparità non sono mai state (troppo) digerite. Dietro la richiesta importante del tedesco (più di 10 milioni l’anno), non c’è solo l’aspirazione di un uomo che vuole vedersi pagato per il suo valore (valutazione sempre soggettiva), ma l’acredine nei confronti di una gestione precedente, societaria a tecnica, che non dimentica: l’ex Roma si aspettava che la trattativa per il contratto si aprisse molto prima (club) e non pensava di meritare un minutaggio così scarso (allenatore, Frank Lampard). Va ricordato che quando il procuratore del ragazzo, nell’estate 2020, chiese un incontro per allungare l’accordo vigente, ottenne una risposta vaga da parte del board che, va detto, all’epoca era entrato nell’ottica di cedere il ragazzo ( come poi è stato fatto per il mese di gennaio, con il ragazzo vicino al Tottenham e al Milan) viste anche le preferenze dell’allenatore dell’epoca.

L’arrivo di Tuchel, ancor di più che nel caso di Christensen, ha stravolto le carte in tavola, iniziando un percorso in cui il tedesco è stato, sin dal primo istante, di importanza primaria: i sei mesi finali della scorsa stagione, aggiunti ai primi di quella attuale, hanno visto il livello delle prestazioni di Rudiger assestarsi su livelli alti, altissimi, mai avuti prima dal gicocatore con la casacca londinese. Il rapporto con Tuchel va oltre quello allenatore/giocatore, una stima reciproca che rimane il tassello più importante di una trattativa che non è pronosticabile; l’impressione è che ci sarà ancora da aspettare, ma che il Chelsea farà tutto il possibile per trattenere uno dei giocatori più importanti del roster, aumentando (forse) anche l’offerta dichiarata massima qualche mese fa (8 milioni n.d.r). L’importanza e la fama del giocatore nello spogliatoio (e ormai anche tra i tifos)i è innegabile e le prestazioni dello stesso in un periodo in cui altri sarebbero stati “offuscati” dalla situazione, confermano una sensazione: perdere Rudiger per il Chelsea sarebbe un duro colpo.

Stamford Bridge
Stamford Bridge – Photo by Il Calcio a Londra

Koundè e Sule

Il Chelsea vaglia intanto il mercato alla ricerca di possibili sostituti e rinforzi: chiaro come la conferma di uno o più degli atleti sopracitati, cambi le direttive e prospettive di una rosa che al momento, nel reparto difensivo (portieri esclusi), ha una sola grande certezza: Thiago Silva. Il 37enne brasiliano ha visto da poco rinnovato il contratto che lo vedrà tra i protagonisti a Stamford Bridge anche nella prossima stagione; riconoscimento strameritato per un uomo prima, e calciatore poi, entrato in punta di piedi (nonostante la fama) nello spogliatoio e divenutone in breve tempo uno dei leader più importanti. Un campione. Punto.

L’unico difetto del brasiliano è una carta d’identità che, nonostante la professionalità e forma fisica del centrale, non può garantire allo stesso un futuro troppo lungo a questi livelli; per questo i blues, a prescindere da altre situazioni, questa estate molto probabilmente porteranno a casa due acquisti nel reparto, per allungare e migliorare una rosa che in questo momento, oltre al brasiliano, vede nel settore solamente Chalobah e Sarr. Soprattutto se lo schema di riferimento dovesse continuare ad essere quello che prevede tre difensore centrali, le probabilità su due arrivi diverrebbero certezze: Thiago Silva, Chalobah, Sarr ed almen uno dei tre in scadenza. Quattro nomi. Pochi, ne servirebbero due. Anche perchè lo stesso Sarr non è certo rimanga.

I nomi più papabili in entrata sono due: Jules Koundè e Niklas Sule. Sul difensore francese del Siviglia la dirigenza londinese si era mossa con decisione già l’estate scorsa, con un accordo di fatto raggiunto con il club spagnolo, poi saltato per un gioco al rialzo nelle ultime ore del ds Monchi. Con il Siviglia in lotta per la Liga era impensabile pensare ad un affare concretizzato nel mercato invernale, cosicchè la prossima estate sembra quella giusta per l’approdo del classe 1998 alla corte di Tuchel. Un rinforzo giovane e di qualità in grado di poter ricoprire più ruoli nell’ambito difensivo.

Niklas Sule è invece una vera e propria richiesta dell’ex tecnico del Psg, che già nella scorsa estate aveva chiesto alla società di acquisirne le prestazioni: il problema è che, ogni volta che si accenna una possibile trattativa tra Bayern e Chelsea, vecchi rancori, di campo e non, rivengono fuori e tutto si complica; paradossalmente questa volta la cosa avvantaggia ora i blues, visto che il 26enne di Francoforte ha già comunicato al club bavarese la volontà di non rinnovare, divenendo così un parametro zero appetibile. Non solo per il Chelsea. Le sensazioni però sono ottime, per la stima reciproca tra il calciatore e Tuchel che potrebbe, usiamo il condizionale, permettere a Londra di essere la meta preferita del ragazzo.

Questi al momento i reali obiettivi dei blues, mentre non trovano conferme altri nomi su tutti quello di De Ligt, sia per il costo molto alto del cartellino, sia per la procura dello stesso a nome Mino Raiola: un binomio, quello Chelsea-Raiola, di sempre difficile, reciproca, accettazione.

Pierluigi Cuttica

 

 

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