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C’erano Hiddink e Vialli, sulle rispettive pachine di Real e Chelsea, quella sera di agosto del 1998, quando una rete di Poyet reaglò la Supercoppa europea ai blues: stasera, quasi ventitre anni dopo, spagnoli e inglesi incrocieranno nuovamente le loro strade per decidere chi si guadagnerà il diritto di giocare la finale del 29 maggio prossimo ad Istanbul. Era un altro calcio, quello, in cui il Real, in attesa di divenire galacticos, era comunque sempre lì a giocare i trofei che contano; erano i primi passi del club di Ken Bates nell’olimpo del calcio, di cui avrebbe fatto parte, più o meno in pianta stabile, negli anni a venire con l’avvento di Roman Abramovich.

Oggi, in panchina, il presente si chiama Zidane e Tuchel: due tecnici diversi, con background differenti alle spalle, ma con una simile tendenza al pragmatismo. Il tecnico francese sceglie uno schieramento simile a quello avversario, schierando una difesa a tre comandata da Varane, in cui a Carvajal e Marcelo saranno affidate le fasce e affidandosi al solito trio di centrocampo più vincente nella recente storia moderna: Kross-Casemiro-Modric. Davanti tandem Vinicius-Benzema. Tuchel risponde confermando in blocco lo stesso undici vincente nell’ultimo turno con il West Ham: Azpilicueta confermato a tutta fascia sull’out destro, Chilwell dalla parte opposta, Jorginho-Kante coppia di centrocampo. In attacco nessun vero centravanti, ma il dinamico trio formato da Pulisic, Mount e Werner. Arbitra l’olandese Makkelie.

Vantaggio Pulisic, pari Benzema

La prima sorpresa dell’incontro la regala lo schieramento tattico dei blues che, contrariamente alle previsioni, vede un Mount arretrato nel ruolo di mezzala che tramuta il solito 3421 in un ancora più solido 352: sarà proprio la posizione del nazionale inglese a dare più fastidio ad un Madrid che nei primi minuti, capisce ben poco della gara. Il Chelsea domina per personalità, coraggio e idee, creando subito una colossale palla gol che Werner spreca: il tedesco, servito perfettamente dalla sponda aerea di Pulisic, non riuscirà, solo davanti la porta, a far meglio che centrare Cortouis. La rete mancata non frenerà il ritmo ospite che, poco dopo, porterà al vantaggio Blues quando, sul lungo lancio di Rudiger, il movimento di Pulisic troverà impreparata la difesa merengues, con l’americano che dopo aver saltato Cortouis depositerà in rete il meritato vantaggio degli uomini di Tuchel.

Il Real subisce e fatica ad impostare una manovra che non riesce a decollare, per merito del pressing avversario, ma anche di inusuali errori tecnici del proprio centrocampo: a Zidane non resta che affidarsi all’uomo della provvidenza madrilena, il solito Karim Benzema che prima, al minuto ventitre, colpirà un palo con una gran conclusione da fuori e che poi, sei minuti più tardi, troverà il pareggio: cross di Marcelo, doppia sponda aerea di Varane e Militao per una sfera che giunge al bomber che francese che trafigge Mendy con la conclusione di destro. La rete riporta la gara in equilibrio non solo dal punto di vista del risultato, ma anche da quello di un gioco che il Chelsea negli ultimi minuti di frazione farà più fatica a proporre: sarà il diluvio sceso a Madrid protagonista degli ultimi minuti di quarantacinque minuti piacevoli, in cui la squadra londinese si è fatta preferire ai padroni di casa.

Tanta pioggia, poco calcio

La ripresa inizia con due squadre che danno poco ritmo ma con il Chelsea che continua a mantenere il pallino del gioco: in questo caso, a differenza della prima frazione, la manovra dei blues non è pericolosa e non porta pericoli dalle parti di Cortouis. Al ventesimo inizia la girandola di cambi che porta in campo James, Havertz, Ziyech e soprattutto Eden Hazard, icona del Chelsea degli ultimi anni, uomo più che discusso nelle sue (quasi) due stagioni madrilene. La qualità di Ziyech e Havertz regala nuova linfa al reparto offensivo dei blues che mai però sfocierà in azione pericolose, mentre il Real, pur giocando casa, pare accontentarsi del risultato, vista anche la gara di sofferenza disputata. I minuti scorreranno così senza sussulti sino al novantesimo, con un pari che lascia tutto in equilibrio per la gara di ritorno a Londra. Una settimana per sapere chi volerà ad Istanbul.

Pierluigi Cuttica