Queens Park Rangers

Prima che l’aggettivo “working class hero” fosse ormai sdoganato e salisse in ribalta con l’ascesa di Jamie Vardy, c’è stato un giocatore che probabilmente ne ha rappresentato meglio lo status. 
Il suo nome è Robert “Bobby” Zamora, attaccante nato a Londra nel 1981 e considerato uno dei bomber di Provincia che l’Inghilterra ha avuto e che forse troppo tardi ha scoperto.

Nato e cresciuto a Barking, nell’Essex, periferia est di Londra. In quella zona non c’è scelta, si tifa solo ed esclusivamente per il West Ham e Zamora, dopo aver iniziato a giocare nel Senrab FC con gente come John Terry e Paul Konchesky, entra proprio nell’accademy degli Hammers.
Il sogno di debuttare con la squadra del cuore però dura poco e alla soglia dei diciotto anni viene svincolato. Per il giovane Bobby arriva il momento di farsi le ossa firmando nell’agosto del 1999 per il Bristol Rovers e poi per il Bath City.  È il Brighton a notare per primo le qualità di questo ragazzotto londinese che nel febbraio del 2000 lo acquista per l’irrisoria cifra di 100 mila sterline. Bobby inizia a far vedere giocate interessanti concludendo la stagione con sei gol in sei gare. 
Il suo nome comincia a circolare e l’Inghilterra gli riserva un posto nell’Under 21 dei tre leoni. 
Dopo due anni con il Brighton il bottino parla chiaro: 83 gol in 136 presenze portando il club in Championship. I tifosi impazziscono per lui tanto da dedicargli un coro: “When the ball hits the goal it’s not Shearer or Cole, it’s Zamora” (Quando la palla entra in rete, non è Shearer né Cole, è Zamora), sulle note di That’s amore di Dean Martin.

Fulham
Bobby Zamora con la maglia del Fulham – Photo Daily Mail.co.uk

Dopo due anni da favola con il Brighton, inizia a farsi notare anche dai massimi club inglesi e dopo un lungo corteggiamento è il Tottenham a portarlo nel 2003 nella sua Londra per 1,5 milioni di sterline. Con gli Spurs però Bobby non trova molto spazio facendosi notare più che altro per aver eliminato con un suo gol dalla Curling Cup l’amato West Ham. 
Il dispiacere di aver segnato alla squadra per cui faceva il tifo da bambino lascia spazio un anno più tardi alla gioia. Nel gennaio del 2004 arriva la firma proprio con gli Hammers nello scambiò che portò Jermain Defoe al Tottenham. 
Nel West Ham è felicissimo, gioca per la squadra di cui ne è tifoso e grazie ai suoi gol ne contribuisce alla promozione in Premier League. 


Dopo quattro anni e mezzo sente però che è tempo di nuovi stimoli e così nell’estate del 2008, assieme al compagno di squadra John Paintsil, passa al Fulham per un costo totale di 6,3 milioni di sterline. Qui però non trova fortuna, segnando solo due gol nella prima stagione a Craven Cottage.
I tifosi lo criticano per i gol divorati e sulle note del coro ideato ai tempi del Brighton cantano “When you’re sat in row Z, and the ball hits your head, that’s Zamora” (Quando sei seduto nella fila Z e la palla colpisce la tua testa, questo è Zamora)

L’estate successiva il Fulham si accorda con l’Hull City per il trasferimento dell’attaccante ma Bobby rifiuta facendo saltare l’accordo deciso a rimanere per dimostrare le sue qualità. La stagione successiva è infatti nettamente migliore, regala dispiaceri al Liverpool e al Manchester United e con il Fulham, anche grazie ai suoi gol, raggiunge la finale di Europa League poi persa contro l’Atletico Madrid.

Queens Park Rangers
Bobby Zamora con la maglia del Queens Park Rangers – qpr.co.uk official


Alla ricerca costante di nuove sfide, convinto di aver ormai dato tutto ai Cottagers, nel gennaio del 2012 si trasferisce al Queens Park Rangers segnando il 4 febbraio, a pochi giorni dal suo arrivo, il gol nella partita contro il Wolverhampton. 
Nonostante il club ottenga la promozione in Premier, con il suo decisivo gol contro il Derby County, con il QPR Bobby non regala buone prestazioni e dopo tre stagioni sceglie il cuore. Firma per un anno per la squadra in cui forse aveva fatto vedere le miglior cose, il Brighton. 
A fine della stagione 2015/16 prende la penna e invece di firmare come era solito fare su un contratto mette il punto alla sua carriera. 
La fine alla storia di un attaccante amato e criticato ma che oggi è ricordato come uno dei più nostalgici del calcio inglese degli ultimi vent’anni.

di Lorenzo Petrucci