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Finale tutta inglese quella che ospita questa sera lo “Estadio do Dragao”, dove il Manchester City di Pep Guardiola ed il Chelsea di Thomas Tuchel disputeranno l’atto concusivo della sessantaseiesima edizione del maggiore trofeo continentale: favore del pronostico per i cityzens, dati tra i papabili favoriti sin dall’inizio della competizione, ruolo di “underdog” per i blues, già capaci però di fermare gli avversari negli ultimi due scontri stagionali.

Guardiola brama per far nuovamente suo quel trofeo, conquistato una sola volta ai tempi del Barcellona, divenuto oramai un chiodo fisso nella testa del tecnico catalano: dopo cinque anni ricchi di successi trascorsi all’Ethiad, è giunto il momento di piazzare l’acuto più atteso. Di diversa opinione Tuchel che arriva, dodici mesi dopo, alla seconda finale consecutiva: dopo aver perso la scorsa con il Bayern, il tecnico tedesco vuole provare a compiere quella che sarebbe, a tutti gli effetti, una impresa: non tanto per il valore ( importante, ma forse non da questi palcoscenici) del suo team, ma per il percorso fatto da quel giorno di gennaio in cui prese una squadra sfiduciata, demoralizzata e nona in classifica, per portarla, nel giro di pochi mesi, a due finali e ad un piazzamento in Champions.

Le due compagini affrontano l’evento senza indisponibili, con Guardiola che rinuncia a centrocampisti difensivi( come Gabri e Fernandinho), in nome di una squadra chiaramente votata all’attacco: in campo contemporaneamente Bernardo Silva, Gundogan, Foden, Mahrez, Sterling e De Bruyne. Un inno alla qualità. Tuchel risponde affidando a Thiago Silva le chiavi della difesa e a Jorginho quelle del centrocampo; James e Chilwell a tutta fascia, mentre in avanti, al fianco degli intoccabili Mount e Werner, vengono scelti i centimetri e la qualità di Kai Havertz. Arbitra lo spagnolo Lahoz.

Partita piacevole sbloccata da Havertz sul finire della frazione

La gara parte subito forte saltando i previsti minuti di studio: la formazione offensiva del City permette alla squadra di Guardiola un possesso di qualità che, al tempo stesso però, offre interessanti spazi di contropiede ai blues. Per quello Tuchel ha un uomo designato alla missione, quel Werner che nei primi venti minuti è, non a caso, l’uomo più pericoloso dei suoi; come sempre però il tedesco sarà tanto abile nei movimento, quanto poco cinico nelle conclusioni, come nel caso della sfera offerta gli da Chilwell che il tedesco da buona posizione poggia gentilmente ad Ederson. Gli uomini di Guardiola tengono di più la palla, creano tre, quattro potenziali occasioni, ma cozzano sempre contro una attenta difesa avversaria: quando questa si distrae, Sterling riceve la sfera direttamente dal solito preciso calcio di Ederson, ma il controllo dell’attaccante inglese sarà difettoso in modo da poter permettere l’intervento a Mendy.

L’occasione migliore per i cityzens arriva alla mezz’ora, nella prima occasione in cui si accende il cervello di De Bruyne, che pesca solo in area Foden, la cui conclusione viene deviata da un miracoloso intervento in scivolata di Rudiger. Scamapato il pericolo il Chelsea però si deve arrendere alla sfortuna, che chiama fuori Thiago Silva per un infortunio muscolare: al suo posto il rientrante Christensen. I blues non accusano il colpo, anzi, tre minuti dopo, trovano il vantaggio: splendida palla verticale di Mount che taglia la (disattenta)difesa avversaria per trovare il movimento di Havertz che, dopo aver saltato Ederson, deposita in rete il vantaggio londinese. Giusto il tempo di festeggiare per i blues che l’arbitro manda le squadre negli spogliatoi.

Il Chelsea resiste e porta la coppa a Londra

La ripresa inizia senza cambi ma perde, dopo dieci minuti, Kevin De Bruyne, vittima di uno scontro frontale fortuito con Rudiger: la squadra di Guardiola, sotto nel punteggio, ne approfitta per rafforzare L’arsenale offensivo, con l’ingresso in campo di Gabriel Jesus. La gara vive su ritmi più bassi, con un Chelsea che, gestendo il vantaggio, abbassa inevitabilmente le due linee ed un City che continua a faticare nel proporre gioco; la prima azione importante arriva a metà riprea, quando una percussione centrale di Foden libera Mahrez sull’out destro, il cui cross per Gundogan sembra perfetto, se non fosse per l’intervento finale di Azpilicueta.

Aumentano i giri della manovra dei campioni d’Inghilterra che chiudono il Chelsea nella propria difesa, ma sarà dei blues in contropiede, la chance più pericolosa, quando il contropiede portato dal tandem Havertz-Pulisic, sarà concluso dall’ultimo di poco a lato del a palo destro della porta di Ederson. Gli ultimi minuti hanno poca logica e raziocinio, con due squadre, ormai stanche, in cerca del rispettivo obiettivo. Una rete per portare la gara ai supplementari per i cityzens, stoica difesa per difendere il vantaggio per i blues.

Mischie, salvataggi, deviazioni, conditi sette minuti di recupero dovuti all’infortunio di De Bruyne: gli ultimi istanti raccolgono tutto quanto la parola “batticuore” spieghi nel suo significato. Fino al destro, al minuto novantasei di Mahrez, che termina la sua corsa di un soffio sopra la traversa, seguendo le preghiere di Mendy e del popolo blues. Che festeggia, nove anni dopo, la seconda Champions League della sua storia. Capolavoro Tuchel.

Pierluigi Cuttica

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