Opera di Banksy - Photo by Robinson Greig on Unsplash

Banksy (Bristol, 1973 o 1974) è un artista, writer ed attivista inglese, considerato uno dei maggiori esponenti della street art, la sua vera identità rimane ancora sconosciuta e le sue opere sono spesso a sfondo satirico, più o meno palesemente sovversivo e riguardano argomenti come la politica, la cultura e l’etica.

Le sue opere combinano un umorismo oscuro con graffiti eseguiti con la tecnica dello stencil (una tecnica normografica che permette di riprodurre le stesse forme, simboli o lettere in serie, tutte del medesimo colore). I suoi murales di critica politica e sociale sono apparsi su strade, mura e ponti delle città in tutto il mondo. Il lavoro di Banksy è nato nella scena underground di Bristol. Egli stesso afferma di essersi ispirato a 3D, artista di graffiti che alla fine degli anni ’80 diventa membro fondatore del gruppo musicale inglese Massive Attack.

Banksy mostra la propria arte su superfici pubblicamente visibili. Non vende fotografie o riproduzioni dei suoi graffiti di strada, è noto che i banditori d’aste cercano di vendere la sua arte di strada sul posto e lasciano il problema della rimozione nelle mani dell’offerente vincitore.

Brick Lane - Photo by Il Calcio a Londra via Laura De Bernardi
Brick Lane – Photo by Il Calcio a Londra via Laura De Bernardi

Stile ed impatto

Banksy è considerato il maggior esponente della guerrilla-art, una branca della street art in cui si riscontra la peculiarità della volontà degli artisti di questa corrente di restare anonimi.

Le sue opere con un taglio ironico e satirico trattano tematiche importanti ed al contempo delicatissime, tra cui: le assurdità della società occidentale, la manipolazione mediatica, l’omologazione, le atrocità della guerra, l’inquinamento, lo sfruttamento minorile, la brutalità della repressione poliziesca e il maltrattamento degli animali. Per veicolare questo messaggio viene fatto ricorso a un’ampia gamma di soggetti: scimmie, topi, poliziotti, ma anche bambini, gatti e membri della famiglia reale.

Opera di Banksy - Photo by Iurii Melentsov on Unsplash
Opera di Banksy – Photo by Iurii Melentsov on Unsplash

Manipolando abilmente i codici comunicativi della cultura di massa, Banksy traspone questi temi atroci in opere piacevoli e brillanti, in grado di sensibilizzare i destinatari sulle problematiche proposte e di trasformare il tessuto urbanistico delle città occidentali in luogo di riflessione. In tal senso, gli stencil di Banksy sono permeati di un’estetica diretta e intelligibile “come quella di un manifesto pubblicitario” che li sottrae alla marginalità e li restituisce alla fruizione di chiunque. Per dare l’idea dell’impatto universale delle opere dello street- artist di Bristol si riporta un’aneddoto dello scrittore Paul Goghi: “L’opera di Banksy in fondo a Park Street affascina molto mio figlio di cinque anni e ci passiamo davanti quando andiamo a scuola. Al ritorno fa tante domande, soprattutto che iniziano con la parola ‘perché…?’ […] La mia opinione è che l’arte di strada ha la capacità di suscitare una reazione in tutti noi, indipendentemente dall’età.”.

Altra originalità dello stile di Banksy è la sua capacità di giocare sull’esito non scontato dei presupposti narrativi: la linearità delle sue figure, infatti, è sovvertita dalla presenza di elementi di dissonanza, che non invalidano la comprensibilità del messaggio bensì ne rinforzano il sapore sarcastico e sovversivo. Ad esempio, nel murale No Ball Games sono raffigurati due bambini mentre si lanciano un cartello che vieta loro di giocare con la palla, che paradossalmente assume il valore della palla. E’ giocando con le contraddizioni impreviste e imprevedibili che si palesa la truce ironia di Banksy.

Intervento in Cisgiordania

La Cisgiordania (che assieme alla striscia di Gaza e ad altri territori fa parte della Palestina) e lo Stato d’Israele sono separati da un muro di 70 km e di 670 km di recinzione con ferro spinato, costruito come misura cautelare contro il proliferare di attentati nel territorio nazionale.

Opera di Banksy - Photo by Dan Meyers on Unsplash
Opera di Banksy – Photo by Dan Meyers on Unsplash

Questa struttura, come sancito nel 2004 dalla Corte internazionale di giustizia de L’Aia, è contraria al diritto internazionale, e ciò ha spinto Banksy a intervenire fisicamente sul muro con un totale di nove opere lungo il perimetro della struttura. I soggetti effigiati sono per la maggiore bambini che non vogliono soggiacere alla barriera, e che tentano di aggirarla in volo aggrappati a dei palloncini o di forarla con paletta e secchiello. Se ciò non è possibile, si limitano a guardare i paradisi terrestri presenti al di là del muro attraverso degli squarci resi magistralmente con la tecnica del trompe-l’oeil (un genere di pittura accentuatamente naturalistica che tende a generare l’illusione del reale). Egli ha inoltre allestito un albergo a Betlemme, proprio di fronte al muro, che ha provocatoriamente chiamato “The Walled Off Hotel”.

Incursioni nei musei

Insofferente ai sistemi di diffusione e di produzione usuali, Banksy è un fiero detrattore della mercificazione dell’arte e del feticismo collezionistico:

“L’arte che guardiamo è fatta da solo pochi eletti. Un piccolo gruppo crea, promuove, acquista, mostra e decide il successo dell’Arte. Solo poche centinaia di persone nel mondo hanno realmente voce in capitolo. Quando vai in una galleria d’arte sei semplicemente un turista che guarda la bacheca dei trofei di un ristretto numero di milionari”.

Opera di Banksy - Photo by Robinson Greig on Unsplash
Opera di Banksy – Photo by Robinson Greig on Unsplash

In segno di protesta, quindi, Banksy spesso si reca nelle gallerie d’arte più blasonate e ivi appende clandestinamente opere realizzate “perfette copie” ma con particolari assolutamente anacronistici. In questo filone si inscrivono:

  • Show me the Monet, dove un paesaggio tipico del maestro francese è invaso da due carrelli della spesa e un cono stradale
  • Ritratto, dove un gentiluomo settecentesco lascia sullo sfondo delle scritte spray contro gli orrori dei conflitti bellici (installato nel Brooklyn Museum e rimosso dopo otto giorni)
  • Madama con maschera antigas, dove una donna dell’Ottocento ha il volto coperto con una maschera antigas (installato nel Metropolitan Museum of Art e rimosso dopo due ore);
  • Tesco Value Tomato Soup, dove è raffigurata alla maniera Warholiana una lattina di zuppa di pomodoro dei supermercati Tesco (installato negli ascensori del MoMA).

Banksy a Venezia

Banksy decide di lasciare il segno a Venezia durante l’inaugurazione della 58ª Biennale. La notte dell’8 maggio 2019 realizza il murale Naufrago bambino a sostegno dei migranti che vengono bloccati in mare da una politica di chiusura dei porti molto discussa del governo italiano in carica in quei mesi.

La critica è rivolta anche verso l’Europa ed il mondo intero, in quanto nello stesso murale è raffigurato un ragazzo che, con i piedi che ancora sfiorano l’acqua, indossa un giubbotto di salvataggio e alza verso il cielo un razzo segnaletico che emana un fumo denso e rosa.

Lo realizza su un muro scrostato che si affaccia sul Rio di San Pantalon (RioNovo), canale che costeggiando la sede dell’Università Ca’ Foscari sfocia in Canal Grande. L’edificio, a due passi da Campo Santa Margherita, è privato e disabitato da tempo e non è di rilievo storico-artistico ma la Sovrintendenza, come atto dovuto, presenta una denuncia a carico di ignoti per violazione di una disposizione del Codice dei beni culturali e del paesaggio del 2004, che impone la richiesta di autorizzazione ad intervenire con decorazioni pittoriche sulle pareti dei palazzi vincolati. La stessa Sovrintendenza evidenzia però che il Naufrago bambino è indiscutibilmente un’opera d’arte e perciò va conservata per garantirne la fruizione nel luogo scelto dall’artista e nel caso in cui il muro dovesse essere ricostruito, il proprietario dell’immobile sarà tenuto a staccarlo per conservarlo.

Sempre a Venezia Banksy realizza una performance in evidente sostegno dei comitati che chiedono la fine del passaggio delle grandi navi da crociera nel bacino di San Marco e il Canale della Giudecca e lo intitola Venice in Oil, sia perché realizzato ad olio sia con riferimento all’inquinamento prodotto dalle grandi navi.

Lo street artist si finge un pittore ambulante e sul suo cavalletto espone nove tele ad olio che rappresentano in stile Settecentesco una nave da crociera che con le sue gigantesche e mostruose dimensioni blocca la vista dei monumenti della fragile città. Chiaramente ispirate ai dipinti del Canaletto sono incorniciate da legno dorato in stile barocco. Il venditore, in impermeabile lungo e con un gran cappello che gli copre il viso, tenta di esporre in tre diverse zone della città, puntualmente allontanato dai vigili urbani perché sprovvisto di licenza e perché non è un ospite gradito della Biennale.

Il 22 maggio 2019, pubblica il video del suo intervento sul suo profilo Instagram con questa didascalia: “Settin out my stall at the Venice Biennale. Despite being the largest and most prestigious art event in the world, for some reason I’ve never been invited“. Espone in Piazza San Marco, sotto i portici delle Prigioni del Palazzo Ducale e in Via Garibaldi, vicinissimo alle due sedi in cui si sta svolgendo la vernice della kermesse internazionale.

Identità

“Fa tutto questo e resta anonimo. Penso che questo sia fantastico. Nei nostri giorni tutti tentano di essere famosi. Ma lui ha l’anonimato”, Brad Pitt.

Sulla reale identità di Banksy continuano i confronti e i dibattiti, e nessuno sa ancora con certezza chi si nasconde dietro quel nome; è stato speculato anche che Banksy in realtà sia una donna, oppure un collettivo di sei artisti riuniti sotto lo stesso nome.

Secondo uno studio condotto dal Mail on Sunday nel 2008 l’elusivo artista britannico sarebbe Robin Gunningham, già studente della Bristol Cathedral Choir School. I risultati di quest’inchiesta sono stati confermati dagli studiosi della Queen Mary University di Londra che, servendosi del cosiddetto “profilo geografico criminale”, mutuato dalle tecnologie usate dalla polizia per ricercare i criminali, hanno fatto corrispondere l’identità di Banksy a Gunningham.

Alcuni, anche dopo un accenno fatto involontariamente durante un’intervista dal musicista britannico Goldie, ritengono che Banksy sia in realtà il musicista e graffitista Robert Del Naja dei Massive Attack.

di Davide Landi

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