Inghilterra

Il vero malato di calcio

Il vero malato di calcio che si rispetti, una volta terminata la fase del “calcio giocato” – vuoi per limiti di età o fisiologici, vuoi per motivazioni familiari e/o lavorative, vuoi per altre questioni limitanti e adottate per la semplice dignità personale, anziché guarire dalla propria patologia – magari interessandosi ad altre manie, passatempi o sport – accentua questo meraviglioso disagio rivolgendo la propria esistenza alla “storia del calcio”, che poi è parte della cultura, della società e della memoria antropologica.

E’ facile conoscere eventi, calciatori ed allenatori del secolo scorso e ancor più di quello corrente. Ed anche le nuove generazioni non fanno alcuna fatica a sapere chi siano Pelè, Maradona, Platini, Zidane, Messi, Ronaldo…I più appassionati del calcio inglese poi non possono certo non ricordare o non sapere chi fossero Duncan Edwards, Bobby Moore, Gary Lineker, Tony Adams, Michael Owen, Erick Cantona, Matt Busby…

Premetto questo perché, in una delle mie periodiche ricerche per conoscere i pionieri del calcio inglese, mi sono imbattuto in un nome che – vi dico con tutta franchezza – non conoscevo: Archibald “Archie” Hunter. Un nome per intenderci che, italianizzato avrebbe potuto fare qualsiasi genere di lavoro ma schernito a livello calcistico: Arcibaldo Cacciatore. Quasi un personaggio dei fumetti anni ’70.

Dalla Scozia all’Inghilterra

Archibald Hunter, nato nel 1859, era scozzese ed era arrivato non ancora maggiorenne in Inghilterra per cercare lavoro (appunto, non per fare il calciatore). Una volta trovato lavoro a Birmingham, decise di continuare anche nella sua passione calcistica e dapprima fece parte di una squadra semisconosciuta che risponde al nome di Calthorpe FC, dove non mise in mostra chissà quali velleità. Anzi. Ma all’età di 17 anni passò alla neonata Aston Villa (fondata nel 1874 da quattro membri di una chiesa metodista). Prima di continuare, mi è doveroso fare una digressione: a quei tempi in Inghilterra il calcio era molto diverso da quello che conosciamo oggi, veniva chiamato “dribbling game” perché i calciatori che venivano in possesso del pallone cercavano di dribblare qualsiasi avversario gli si parasse innanzi con la unica intenzione individuale di segnare il gol. Gli scozzesi rispetto agli inglesi erano più scarsi in questo genere di metodo, ma forse tatticamente erano avanti perché, anziché dribblare, facevano circolare la palla con passaggi corti e precisi al fine di trovare un pertugio e segnare. Insomma, avevano già in mente il concetto di tattica e tiki taka. Inoltre, all’epoca, non essendo chiaro se bisognasse usare le regole del rugby o quelle del calcio, si giocava con le regole di ciascuno sport per tempo. Ma quando l’Aston Villa decise di preferire il calcio, abbandonando definitivamente il rugby, trovò nel suo capitano dell’epoca George Ramsay, anch’egli scozzese, il capostipite della circolazione della palla. Archie, che era scozzese come lui fu chiamato in squadra dal connazionale; era un attaccante velocissimo, abile tecnicamente e tatticamente intelligente. Con lui i Villains vinsero molte partite e arrivarono per ben due volte ai quarti di finale della Coppa d’Inghilterra (all’epoca non esisteva ancora il campionato). Nel 1888 – anno in cui prese via il primo campionato – Ramsay che era diventato l’allenatore dei Villains già l’anno prima, cedette la fascia di capitano ad Archie. Era diventato un giocatore di classe sopraffina, in grado di dribblare tutti gli avversari compreso il portiere, tanto che si narra che era solito correre per il campo inseguito da cinque/sei avversari nell’impresa di poterlo (spesso invano) fermare; all’età di 28 anni aveva raggiunto l’apice della sua carriera essendo diventato inarrestabile, segnando e facendo segnare raffiche di gol; quell’anno trascinò l’ Aston Villa fino alla finale della Coppa, per giocarsela contro West Bromwich Albion. La partita fu giocata su un campo di Cricket, il Kennington Oval che aveva misure regolamentari anche per il calcio ed Hunter, persona sagace, prima della partita chiosò: “il nostro gioco di passaggi corti funziona meglio in un campo grande, mentre il gioco fatto di lunghi lanci dalle retrovie dell’Albion rende meglio in campi corti e stretti. Quindi, vinceremo noi”. I Villains infatti s’imposero per 2 a 0 fu così che Archie Hunter fu il primo capitano ad alzare la prima coppa vinta dall’ Aston Villa. Aveva segnato in ogni partita del torneo. Nel primo campionato l’Aston Villa si classificò al secondo posto, dietro il Preston North End, che all’epoca era una squadra di assoluto valore, tanto che vinse anche il secondo campionato inglese. Nel secondo campionato accadde che Archie Hunter ebbe un malore durante la partita contro l’Everton (un arresto cardiaco che lo fece accasciare improvvisamente a terra), pertanto fu costretto ad abbandonare la competizione per le restanti partite. L’ Aston Villa che fino ad allora stava facendo un buon campionato, alla fine risultò ottavo. Purtroppo, a seguito di accertamenti più approfonditi, gli fu consigliato di abbandonare il calcio per evitare tragiche fatalità e non rientrò mai più.

Inghilterra
Archibald “Archie” Hunter – Photo by Spartacus Educational

Il settimanale di Birminghan

Come ogni malato di calcio tuttavia, anche Archie Hunter abbandonò solo il “calcio giocato”, iniziando a scrivere articoli su un settimanale di Birminghan, ove raccontava la sua storia di calciatore. Purtroppo il suo cuore si fermò il 29 Novembre 1894 all’età di 35 anni. In quel mese, l’Aston Villa – sempre guidato da Ramsay – era campione d’Inghilterra in carica ed al termine della stagione vinse anche la Coppa. Non era riuscito ad esaudire il suo desiderio di giocare per la Nazionale Scozzese; questo perché gli scozzesi non vedevano di buon occhio coloro che avevano lasciato la Madre Patria per andare a giocare in Inghilterra.

La leggenda narra che, dalla stanza dell’Ospedale di Birminghan, mandò il suo ultimo pensiero al suo Aston Villa, al suo stadio ed al suo pubblico che lo avevano reso felice per un decennio.

Sulla lapide della sua tomba è impressa questa frase: “Questo monumento viene eretto nell’amorevole ricordo di Archie Hunter, famoso capitano dell’Aston Villa, dai suoi compagni e dal club, come duraturo tributo alla sua abilità sul campo al suo valore come uomo”.

di Enzo Cairone

Privacy Policy