Wembley Football Club

Wembley

Quando si pronuncia o si legge su vecchi libri il nome Wembley si pensa sempre al Tempio del calcio, a quello stadio storico e affascinante, dove hanno giocato i giocatori più forti del mondo, giocare in questo stadio era, è e sarà il sogno nel cassetto di ogni calciatore, Wembley è Wembley. Ma noi andiamo oltre e lo facciamo con grande rispetto e nostalgia. Il viaggio di oggi è una scoperta nella scoperta, un piccolo angolo di Londra dove ritagliarsi una quotidianità normale, lontano dalle luci della ribalta. Venite con noi al Vale Farm. Da Westmister Station dirigetevi verso la Jubille Line, linea grigia e salite sulla metro con destinazione Stanmore. Il tragitto è lungo quindi siate lungimiranti e cercate un posto a sedere, dopo ben dodici fermate è finalmente tempo di scendere a Wembey Park. Una volta usciti dalla stazione il vostro sguardo sarà catturato sicuramente da Wembley, lo stadio per antonomasia, che si erge sopra i tetti delle case di epoca vittoriana, che al suo cospetto sembrano piccole piccole.

Bus 182

Fermatevi pure tutto il tempo necessario per catturare qualche scorcio e poi proseguite alla volta della fermata del Bus Wembley Park Station Stop O, dove prenderete il Bus 182 con destinazione per Harrow Weald, Oxhey Lane. Dopo undici fermate sarà il vostro turno, quindi scendere a Butlers GreenStop G. A questo punto v basterà camminare per soli tre minuti alla volta del Vale Farm. Durata del viaggio: 1 ora circa. Il 1945 segnò la fine della Seconda Guerra Mondiale e nei quartieri a Nord di Londra, la gente cercò di riprendersi in fretta, il calcio era un ottimo deterrente per dimenticare la guerra e ripartire per sperare in un futuro migliore. Lo stadio di Wembley, conosciuto anche come Empire Stadium, inaugurato il 28 aprile del 1923, era il calcio. La capienza originaria di centoventisettemila spettatori e le due storiche torri rappresentavano quell’idea football, come lo chiamano gli inglesi, originale, romantica, che si legge sui vecchi libri di storia, sparsi qua e là nei mercatini londinesi. Nella zona di Wembley Park, dove sorgeva lo stadio Wembley stranamente non esisteva una squadra di calcio senior, e nel 1946 gli abitanti del quartiere si misero d’accordo per unificare i due piccolissimi club locali junior, il Sudbury Rangers e il Sudbury Ratepayers divennero una cosa sola.

Wembley
Stadio del Wembley F.c. – Photo by The Sun

Wembley Football Club

Da questa straordinaria unione d’intenti nacque il Wembley Fc. La squadra mosse i primi passi nella Middlesex Senior League, che fu vinta quasi subito, infatti nella stagione 1947/48 il Wembley Fc vinse il titolo. Dopo questo trionfo il club si avventurò nella Spartan League Western Division, vincendo il campionato nel 1950/51, per poi di fondare, insieme ad altre squadre, una lega chimata Delphin League, anno 1951. Il Vale Farm, casa del Wembley Fc aveva una capienza massima di 2000 spettatori ma nell’annata del1952, nel derby contro i rivali cittadini del Wealdstone fece registrare l’affluenza record di ben 2,654 persone. Il Wembley Fc era una piccola grande realtà, cresciuta all’ombra di uno degli stadi più belli del mondo intero, l’Empire Stadium talvolta, era una presenza ingombrante, ma l’idea di avere una squadra di calcio in rappresentanza del quartiere solleticava l’immaginazione e dai pulpiti emozionali della gente nacque lo slogan A Posse Ad Esse, tradotto letteralmente dalla possibilità alla realtà.

Lions

Quei ragazzi con la maglietta bianca e rossa del Wembley Fc si guadagnarono il soprannome di Lions, in virtù di un leone presente nel vecchio logo del Borough of Wembley. Negli anni che seguirono il Webley Fc non riuscì a vincere il campionato collezionando due secondi posti e provò la via della vittoria conquistando la finale di London Senior Cup, persa 1-3 contro il Brigg Sports, nella partita giocata a Ilford. La maledizione delle finali perseguitò ilclub anche nella finalissima della Middlesex Senior Cup, persa 1-2 contro l’ Hendon, nella sfida giocata a Wealdstone. Nonostante le cocenti delusioni il Wembley Fc si rialzò nel 1956 si iscrisse alla Corinthian League e nella stagione 1956/57 arrivò l’atteso trionfo nella NW Middlesex Invitation Cup, in un’epica partita in cui la squadra di Wembley sconfisse l’Harrow Town, squadra dell’omonimo sobborgo londinese di Harrods, facente parte dell’aggloerato urbano della cosidetta Grande Londra, che con il passare degli anni ha inglobato tutti i quartieri limitrofi a Nord Ovest della capitale britannica. Tra il 1963 e il 1968 i Lions giocarono nella Athenian League, in Division One, sino a quanto arrivò la tanto attesa promozione nella Premier Division. Arrivò il 1966 e con esso i Mondiali, durante i quali la nazionale inglese utilizzò come campo d’allenamento il Vale Farm, per molti ancora sconosciuto, offrendo al Wembley Fc una piccola fetta di popolarità.

Wembley
Wembley Stadium, ani settanta – Photo by Getty Images

 

Isthmian League

Nella stagione 1974/75 i Lions del Wembley iniziarono una nuova avventura calcistica, iniziando a giocare in una competizione chiamata Isthmian League, in cui il club rimase per la bellezza di ben 31 anni. All’inizio degli anni ’80 il Wembey Fc arrivò a un passo dalla promozione in Premier Division, ma il terzo posto non fu sufficiente. La grande occasione arrivò nella finale di Charity Cup, giocata nel maestoso Wembley, che usando un eufemismo, si riempì di 5000 spettatori, per l’occasione; un’altra finale maledetta portò inesorabilmente a una sconfitta e i Lions uscirono con le ossa rotte, l’Hendon vinse 3-0 e non ci fu mai partita. Nonostante le tante finali perse il Wembley Fc era una squadra ben organizzata e dimostrò tutto il suo valore in FA Cup, dove nell’annata 1992/93 raggiunse il quarto turno della coppa, uscendo sconfitto per mano del Nuneaton Borough, per poi arrivare sino al terzo turno nella stagione 1994/95, quando incrociò sul proprio cammino il Welling United, che ebbe la meglio. Nella stessa annata i Lions si consolarono con la quinta vittoria nella loro storia della Middlesex Senior Charity, superando di misura l’Hampton, in una partita finita 2-1, giocata in quel di Northwood. Al termine di quella stagione il Wembey Fc perse due giocatori chiave, quel Giuliano Grazioli, dal nome tipicamente italiano ma nato nel quartiere londinese di Marylebone, venduto al Peterborough, che poi diventò una leggenda del Barnet, e quel Charlie Flaherty, idolo dei tifosi che andò a cercar fortuna altrove. Dopo le cessioni illustri la squadra ebbe un contraccolpo psicologico e per la prima volta nella sua storia, arrivò la tanto temuta retrocessione.

Vale Farm
Vale Farm, stadio del Wembley F.c. – Photo by Daily Times

 

Middlesex Senior Cup

I Lions, senza farselo ripetere due volte, si rimboccarono le maniche e ritornarono subito in Division One nella stagione successiva. Le finali però rimasero sempre un maledetto problema da risolvere e dopo la sconfitta Middlesex Charity Cup, per opera dell’Edgware Town, arrivò un’altra batosta nella finalissima di Middlesex Senior Cup, annata 1998/99, in cui il Wembley allenato da Errol Dye perse dopo la lotteria dei calci di rigore, indovinate contro chi, ancora contro l’Hendon, proprio così. Gli anni 2000 furono difficoltosi per il Wembey Fc, che nella stagione 2005/06 nella Division Two causa una riforma della Non League, fu relegato in Combined Counties League Premier Division, che il club cercò di onorare al meglio sfiorando il titolo. Nella stagione 2010/11, i Lons di Wembley tornarono a giocare una finale, giocandosi la Combined Counties League Premier Challenge Cup, contro il Sandhurst Town che s’impose 1-0. Nella stagione 2011/12, il Wembley Fc fu chiamato a giocare un insolito extra turno preliminare di FA Cup contro l’Ascot United, e il match fu trasmesso in streaming su Facebook, per la prim volta nella storia, in seguito a un accordo commerciale tra FA e la nuovo sponsor della coppa la Budweiser, nuovo sponsor della competizione. In quella storica partita il Wembley vinse 2-1 grazie alle reti di Chris Korten e Roy Byron davanti, si registrò anche un nuovo record d’incassi grazie ai 1,149 spettatori paganti, che si aggiunsero a quelli della diretta Facebook.

Wembley Football Club
Wembley Football Club – Photo by Twitter

Budweiser

Ironia della sorte il 14 Marzo 2012 la Budweiser divenne sponsor ufficiale dei Lions e iniziò una nuova era. Il primo tassello fu quello di sistemare la Club House, acquistando dei minibus che vennero utilizzati per quando la squadra andava a giocare fuori casa. Un’altra iniziativa fu quella volta a coinvolgere nella vita societaria della squadra i residenti del quartiere di Wembley. La terza mossa arrivò il 28 marzo dello stesso anno, quando venne ufficializzato come nuovo allenatore Terry Venables, ex commissario tecnico della nazionale inglese dal 1993 al 1996.

Il Presidente del Wembley, Brain Gumm, in quel periodo, dichiarò apertamente alla stampa che la Budweiser avrebbe potuto realizzare i grandi sogni che il suo club coltivava da tempo.

Wembley
Wembley Football Club: David Seaman, Ray Parlour, Martin Keown, Graeme Le Saux, Claudio Caniggia e Brian McBride – Photo by Campaign

Vecchie glorie

Il quarto colpo di scena di quella incredibile annata ci fu nella mattinata del 22 Giugno, in cui il club, tramite un comunicato ufficiale, annunciò che per l’esordio in FA Cup Il Wembley avrebbe tesserato molti ex-giocatori famosi, come Ray Parlour, Martin Keown, Graeme Le Saux, Claudio Caniggia e Brian McBride, con la chicca David Seaman ad allenare i portieri. La favola non ebbe un lieto fine purtroppo e il sogno del Wembley delle vecchie glorie si infranse ai preliminari della competizione contro l’Uxbridge, che inflisse ai londinesi un sonoro 5-0 dando una lezione di calcio esemplare, in barba agli accordi commerciali e della Budweiser. Negli anni a venire il club non riuscì a imporsi e a far parlare ancora di sé, cercando di ridimensionarsi e ritrovare la propria identità. Nella stagione 2018/2019 il Wembley Fc giocò una stagione a luci e ombre terminando in dodicesima posizione nella Spartan South Midlands League della Premier Division, in cui milita tutt’ora.

di Antonio Marchese

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