Premier League

Considerato uno dei giocatori più cattivi della storia recente della Premier League, Joey Barton è l’esempio perfetto del bad boy inglese. Un avversario temibile dentro e fuori il campo, capace di costruirsi un curriculum da vero cattivo ragazzo. 
Risse, aggressioni e feroci litigate hanno caratterizzato la carriera di questo ragazzo nato in un povero sobborgo di Liverpool.

Storica la frase pronunciata dal telecronista di Sky Sport Massimiliano Marianella che forse riassume una carriera, quella di Barton, ricca di eccessi e condanne. 

“E’ veramente un cretino, un criminale, Barton è un criminale, è stato in galera due volte. È uno stupido ed è un criminale e infatti è un ex galeotto. Che vigliacco, che brutta persona, non dovrebbe mai stare in un campo di Premier League, è un giocatore vergognoso”

Lo sfogo di Marianella risale al 13 maggio del 2012, Etihad Stadium, ultima giornata di quella Premier League che vede sfidarsi Manchester City e QPR. Una partita dall’importanza doppia: i primi si stanno giocando il titolo, dopo 44 anni, con la squadra di Londra invece immischiata nella lotta per non retrocedere. 

Il City, nonostante il vantaggio conquistato con Zabaleta, è stato raggiunto dal momentaneo pari di Cissè. Barton, in quella stagione al QPR, al minuto 54’, si rende protagonista di un episodio tra i più folli della sua già folle carriera.
Al limite della propria area prima sferra una gomitata in faccia a Tevez, l’arbitro, grazie alla segnalazione del guardialinee, espelle il calciatore del QPR. Barton, furioso per la decisione, prima spinge Aguero a terra rifilandogli un calcione e poi tenta un testa a testa con Kompany. La partita finisce 3-2 per il City con il gol di Aguero al 94’ e la vittoria del campionato per i Citizens.

Queens Park Rangers
Joe Barton contro Tevez (13 Maggio del 2012) – Photo by Allgoals.com

Questo è solo uno dei numerosi episodi in cui il calciatore si è reso protagonista in una vita turbolenta fuori e dentro i campi di calcio. Cresciuto nel settore giovane dell’Everton, squadra per cui tifava da bambino, viene scartato all’età di 14 anni perché considerato poco tecnico e fisico. Questo episodio lo segna molto caratterialmente perché coincide anche con la separazione dei genitori, “salvato” dalla nonna materna che lo allontana dalla strada e, come detto da lui stesso, dalla droga. 
Torna ai Citizens con cui esordisce in prima squadra il 5 aprile del 2003 contro il Bolton. Sopra le righe fin da giovane, inizia una dipendenza dall’alcol per paura di essere scartato dal suo club e per alleviare la rabbia. Nel dicembre del 2004, viene escluso dal club per un incidente avvenuto durante la festa di Natale spegnendo un sigaro acceso sull’occhio di Jamie Tandy, un giocatore delle giovanili del City.

Nonostante il club lo metta in guardia, gli episodi non si arrestano, anzi. Nel maggio del 2005 rompe la gamba di un pedone mentre era alla guida della sua auto nel centro di Liverpool. Nel corso di quell’estate in Thailandia, durante il ritiro pre stagionale, aggredisce un tifoso quindicenne dell’Everton per delle provocazioni verbali.

Nel marzo del 2007 viene arrestato e poi scagionato per l’accusa di aggressione e danni in seguito a una presunta discussione con un tassista.
Sul finire di quella stagione litiga ferocemente durante una seduta di allenamento con un suo compagno di squadra Ousmane Dabo. Il Manchester City non accetta più certi atteggiamenti e con quest’ultimo grave episodio si conclude l’avventura di Barton ai Citizens che passa al Newcastle. 

Anche con i bianconeri Barton continua a farsi riconoscere, nel corso del primo derby contro il Sunderland compie un fallo a gamba alta a Dickson Etuhu con il settimanale britannico News of the World che titolò “Ban him” (Banditelo).

Nel dicembre del 2007, viene arrestato con l’accusa di aggressione nel centro di Liverpool, questo gli causa una sentenza iniziale di sei mesi di prigione, di cui poi ne passa “solo” settantasette.
Tre anni dopo, durante una partita contro il Blackburn, a gioco fermo, Barton sferra un pugno senza motivo sul petto di Morten Gamst Pedersen con la FA che punisce il calciatore per condotta violenta con una squalifica di tre giornate, tornato in campo contro il Liverpool pronuncia accuse omofobe e fa un gesto osceno nei confronti di Fernando Torres.

Queens Park Rangers
Joe Barton con la maglia del Queens Park Rangers – Photo by Matthew Lewis/Getty Images

Nel 2011 firma per il QPR, l’allenatore Neil Warnock lo nomina subito capitano della squadra per un ruolo che Barton non vuole e sa di non meritare. Nel gennaio successivo, in QPR-Norwich segna e si fa espellere per aver dato una testata a Bradley Johson. Sempre nello stesso campionato, all’ultima giornata si verifica l’episodio raccontato contro il Manchester City causandogli una sospensione per dodici partite.

Al QPR è ai ferri corti e nell’agosto di quell’anno si trasferisce in prestito per un anno in Francia all’Olympique Marsiglia ricordato per la lite in campo con Ibrahimovic e gli attacchi sui social a Thiago Silva e Neymar. Torna in Inghilterra e dopo un anno di nuovi agli Hoops firma per il Burnley prima di trasferirsi in Scozia ai Glasgow Rangers. 

Chiude la carriera facendo ritorno al Burnley ma 26 aprile del 2017 viene squalificato per diciotto mesi dalla Football Association e condannato a 30.000 sterline di multa per aver violato il regolamento sulle scommesse, avendone effettuate ben 1.260 nei dieci anni precedenti. Ormai stanco, Barton nella stessa mattinata, annuncia a 35 anni il ritiro dal calcio giocato.

Appesi gli scarpini al chiodo inizia una nuova vita, nell’aprile del 2018 firma da allenatore un contratto con il Fleetwood Town. Cambia il ruolo ma non la fama di Barton, il 13 aprile del 2019, dopo una sconfitta della sua squadra contro il Barnsley, la polizia avvia un’indagine accusandolo di aver attaccato il tecnico Daniel Stendel nel tunnel degli spogliatoi.

Dallo scorso febbraio è il nuovo allenatore del Bristol Rovers (terza serie inglese) firmando un contratto fino al 2023 con la speranza che la maturità gli permetta di eliminare gli episodi che lo hanno fin da sempre caratterizzato in negativo.

di Lorenzo Petrucci