Ronnie Radford - Photo by Game of the People

La scomparsa di un Mito

Lo scorso 2 Novembre 2022 si è spento, all’età di settantanove anni, Ronnie Radford, storico calciatore inglese degli anni ’60 e ’70, non uno dei grandi nomi che ha calcato per anni i palcoscenici calcistici più importanti, ma una delle figure che hanno forgiato il mito della FA Cup e del calcio inglese come lo conosciamo oggi. Il suo nome resta legato ad un momento simbolico della coppa più antica del mondo, eppure la sua intera vita è un mirabile esempio di come mitezza ed abnegazione possano portare a grandi soddisfazioni.

Il Saldatore

Nato a South Elmsall, West Yorkshire, in una famiglia di umili origini, il giovane Radford Iniziò la propria carriera nelle giovanili di due blasonatissimi club della zona, il Leeds United e lo Sheffield Wednesday, ma non ottenne chance da professionista e fu costretto a spostarsi più a sud per indossare la maglia del piccolo Cheltenham Town. Roccioso centrocampista tuttofare, per buona parte della carriera, giocò in squadre dilettantistiche, lavorando come saldatore nelle acciaierie ed aggiungendo agli allenamenti calcistici numerose ore di bicicletta ed arrampicata.
Dopo alcuni anni di alterne fortune con le maglie di Cheltenham Town, Rugby Town e Newport County, nel 1971 si trasferì all’Hereford United, oggi Hereford F. C. dopo la rifondazione, dove scrisse un’indimenticabile pagina di storia del calcio, inserita nella Top 100 dei più grandi momenti di sport di tutti i tempi.

Ronnie Radford - Photo by Game of the People
Ronnie Radford – Photo by Game of the People

Quel Pomeriggio del 1972

Dopo aver ottenuto un clamoroso 2-2 a St. James’ Park, i dilettanti dell’Hereford ospitavano il temibile Newcastle United, squadra della massima serie, ad Edgar Street, match valido per il terzo turno di FA Cup. A dieci minuti dalla fine i Magpies erano avanti 0-1 e sembravano in completo controllo della partita; fu allora che Ronnie Radford recuperò la palla a centrocampo e, dopo uno scambio con un compagno, lasciò partire una splendida conclusione da circa trenta metri che valse il goal dell’1-1. Nei secondi successivi nessuno poté contenere l’entusiasmo del piccolo ma pienissimo impianto di Edgar Street, una pacifica invasione di campo celebrò quel saldatore dello Yorkshire che aveva dato ai padroni di casa, squadra dilettantistica della quinta serie, un’insperata gioia.
La partita finì ai supplementari ed alla fine fu proprio il piccolo Hereford United a spuntarla grazie ad una rete di Ricky George; eppure è il goal di Radford ad essere rimasto negli annali, ad essere stato parte della sigla di Match of the Day, seguitissimo programma televisivo britannico, per ben quindici anni e persino ad
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aver lanciato la carriera del leggendario telecronista John Motson, all’epoca ventiseienne tirocinante per la BBC, alla prima telecronaca per l’emittente pubblica in quel pomeriggio di Gennaio.

Il ricordo

Dopo aver lasciato l’Hereford United nel 1974, non prima di aver portato però il club tra i professionisti, Radford ebbe diversi ruoli, spesso da allenatore-giocatore, al Worcester City, al Bath City ed al Forrest Green Rovers, sempre mantenendo, per scelta più che per bisogno, anche il suo lavoro principale da operaio. Quella vittoria sul Newcastle United è oggi considerata il primo giant killing televisivo nella storia del calcio e la sorpresa più grande nella lunghissima storia della competizione.
Per uno strano scherzo del calendario, la prima sfida dell’Hereford dopo la scomparsa di Radford vedeva opposte le due squadre dove ha lasciato i ricordi migliori, ad Edgar Street era infatti prevista Hereford – Worcester City, ovviamente preceduta da un lungo e sentito minuto di raccoglimento. Anche gli avversari di quel giorno, il grande Newcastle United, hanno osservato un minuto di raccoglimento in memoria di quel saldatore dello Yorkshire che aveva contribuito ad eliminarli in quel pomeriggio d’inverno del 1972, il mite e laborioso uomo autore della rete più iconica della storia della FA Cup, non un professionista, ma un figlio della working class.

di Michele Mele

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