Tottenham

Il Tottenham spende. Può spendere, ha speso. Questa è la notizia che rinfrancherà sicuramente Antonio Conte, anche perchè storicamente non parliamo di un tecnico che sceglie destinazioni dove si spende poco. Il problema da risolvere negli ultimi anni, quando c’è stato da ricostruire dopo la fine della radiosa era Pochettino, è come si spendono tali soldi. Perchè se non vanti le stesse ricchezze o capacità economiche esorbitanti delle altre giganti rivali britanniche, sei quantomeno costretto a spender bene, oculatamente, specialmente se c’è da ricostruire. E per farlo, come noto, presidente Levy s’è affidato a Paratici a partire dalla scorsa estate. Un mercato deludente, recuperato alla grande col vero colpo di Fabio: Antonio Conte, a fine ottobre.

SCETTICISMO ENTRATE E scetticismo resta tale anche nel mercato di riparazione: saltato Adamà, letteralmente soffiato dal Barcellona dopo una corte durata 6 mesi; saltato Luis Diaz, che ha preferito Liverpool, in entrata sono arrivati al fotofinish due vecchie conoscenze bianconere tanto care al direttore, Kulusevski e Bentancur. Sicuramente piani B, sicuramente prospetti interessanti se sviluppiamo il discorso inerente al 21enne svedese, ma certamente non priorità. E per piani B non spendi 60 milioni più bonus. Per questo resta scetticismo, generale e naturale.

Tottenham
Dele Alli con la maglia del Tottenham – Photo by Sportsmole.co.uk

FUORI TUTTI Il più grande lavoro di Paratici, e qui straordinariamente bene, chiudendo fronti su fronti tutte nelle ultime ore in un mercato storicamente difficile da sbloccar pedine come quello di riparazione, riguarda il fronte uscite: soddisfatto Conte in tutto e per tutto, soddisfatte le valutazioni degli ultimi mesi. Fuori musi lunghi, delusioni, indisponenti, mele marce. E quando si parla a musi lunghi, gente che contamina spogliatoio, gente che pensa solo a se stessa, non possiamo far altro che parlar di Tanguy Ndombele: torna all’ovile, in Francia, non a Parigi ma a Lione, dovrà potrà ritrovare serenità e un ambiente più protettivo. Per un 8 (che resta un 8, non un 10) che non ha mai capito che con quelle potenzialità fisico/tecniche non puoi, in Premier, non saper difendere o non accennare praticamente mai la fase di non possesso. Va a Lione, come detto, in prestito con diritto di riscatto. Chi lascia invece solo in prestito secco è Giovani Lo Celso, Gio, che torna in Spagna, stavolta con la maglia del Villarreal malgrado l’interesse del Siviglia di Monchi. Delusione totale, semplicemente non adatto alla Premier e calciatore strapagato e sopravvalutato.

Tottenham Hotspur Stadium, stadio del Tottenham Hotspur - Photo by Il Calcio a Londra
Tottenham Hotspur Stadium, stadio del Tottenham Hotspur – Photo by Il Calcio a Londra

E lì, a galleggiare tra i 3+4, blocco da 7 difensivo di conte, e quelle che dovranno essere le 3 frizzanti punte (si guardi a Lucas e Son dietro Kane), non c’era spazio nemmeno per il promiscuo Dele, Dele Alli. E attenzione, qui si parla di un pezzone storico. 90% del repertorio calciatore normale, 10% straordinario: attacchi alla profondità, incursore offensivo come pochi al mondo per anni e anni, coraggio da vendere, controlli volanti e freddezza determinante nei momenti scottanti, quelli che contano davvero. Partito Eriksen, finito tutto. Umiliato da Mourinho, bocciato pure da Conte. Si pensava ad un altro prestito, invece no: 12 milioni più bonus che potrebbero arrivare fino ai 30/40, cessione a titolo definitivo al nuovo Everton di Lampard, dove pure lo stesso Van de Beek cercherà chiaramente rilancio. Anni straordinari, ma due anni e passa ormai in sordina, ai margini, per la cronica discontinuità di un calciatore che fino a Poch lasciava presagire lampi straordinari, nel tempo diventato invece sempre più meteora di se stesso. Ma se Ndombele e Lo Celso hanno rappresentato semplici delusioni di anni di transizione e passaggio, stessa storia non può narrarsi per Dele: pezzone della lunghissima era Pochettino. In chiusura, saluta già pure Brian Gil: prestito secco per minutaggio a Valencia. Paratici e Conte perfetti in uscita, quasi brutali, ma serviva sterzare. Decisamente.

di Simone Dell’Uomo

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