Tuchel

Tra segnali, più o meno evidenti, il magnifico lavoro del tecnico tedesco in (quasi) due mesi a Stamford Bridge.

Il 26 gennaio scorso atterrava a Londra un aereo che trasportava nella capitale inglese un signore tedesco di 47 anni. In pochi attendevano quell’aereo. Nessuno dava credito a quel signore che, neanche un mese prima, viveva e respirava atmosfere parigine. Quel signore, di nome Thomas, 55 giorni dopo, ha sorpreso tutti, conquistando il mondo Chelsea. E non solo.

È stata una decisione molto difficile, non presa alla leggera dal proprietario e dal Board. Siamo molto grati a Frank per quello che ha fatto da capo Coach del Club. Tuttavia i risultati e le performance recenti non hanno incontrato le aspettative del Club, lasciandoci a metà classifica senza un percorso chiaro di miglioramento”. Londra, 25 gennaio 2021. Le parole del club scuotono gli animi in quel di Cobham che salutano, diciannove mesi dopo, la bandiera Frank Lampard: l’esonero, visti i risultati recenti della squadra, non era ipotesi da scartare, ma viva rimaneva la sensazione che l’icona blues potesse resistere alla tempesta. Ed Invece, il tecnico di Romford, viene costretto ad alzare bandiera bianca, sovraffatto dalle agitate acque russe di un Abramovich convinto che l’organico messo a disposizione di Lampard valesse più della nona posizione attuale. Il dado è tratto. E nella mente dell’imprenditore di Saratov, la figura del nuovo allenatore ha giù un identikit ben preciso. Da giorni. Forse mesi..

Si perchè il primo contatto con Thomas Tuchel avviene già in autunno, quando la panchina di Lampard mostra i primi segni di instabilità: rimarrà una semplice chiacchierata tra gentiluomini, che non lascerà indifferente l’imprenditore russo, ammaliato dal carisma e dalle convinzioni del tecnico teutonico. Quel giorno, in qualche modo, inizia a delinearsi la nuova vita del Chelsea Football; ma nella mente del magnate russo, per unire le tessere del puzzle, serve un altro step, quello che giungerà a breve dalla non lontana Francia. Parigi, 24 dicembre 2020. Si perchè, nonostante la vittoria interna con lo Strasburgo, la capitale francese si sveglia la mattina seguente con la decisione del club dell’allontanamento del tecnico di Krumbach: fatali ad esso, non solo la terza posizione occupata in classifica, ma il rapporto mai idilliaco con il direttore sportivo Leonardo, situazione precipitata dopo una intervista rilasciata dal tecnico ad una televisione tedesca. Il Psg sceglie Pochettino e quel giorno, il piano segreto di Roman Abramovic, inizia a mettersi in moto.

Il 26 gennaio 2021. Il giorno in cui Thomas Tuchel arriva a Londra, il sud-ovest della capitale britannica è disorientato e confuso: gran parte della stampa londinese, nonostante a conoscenza della possibilità dell’esonero di Lampard, è ancora scossa per l’addio a quello che, più che un allenatore, viene considerato un figlio dalle parti di Stamford Bridge. Nel volo che lo conduce nel suo nuovo regno, Tuchel viene informato di ciò ma, dirà chi ha vissuti quei momenti con lui, il suo pensiero è rivolto ad una sola cosa, ed una cosa soltanto: il Wolverhampton. Che il destino gli pone come avversario meno di 24 ore dopo il suo arrivo: Tuchel non avrà la possibilità di condurre l’allenamento ma, appena arrivato nella “city”, chiederà di essere immediatamente portato al campo. I bagagli, gli effetti personali, la famiglia, possono aspettare: i suoi (nuovi) ragazzi, no. Il tecnico li incontrerà nel piovoso( ovviamente) tardo pomeriggio di Cobham, ma riuscirà ad assistere solo alla parte finale della sessione, ma questo basterà all’ex Psg che getterà, in quel preciso istante, le prime basi del proprio lavoro, andandosi a prendere singolarmente gli elementi dello spogliatoio da lui ritenuti più importanti: il capitano César Azpilicueta, Mateo Kovacic e Antonio Rudiger.

Il contenuto di quei discorsi, che le mura di Cobham celano gelosamente, potrà esser solo immaginato, quel che certo è che, già dalla prima gara, il nuovo coach stravolge l’assetto della squadra, tornando ad una difesa a 3( utilizzata da Lampard saltuariamente solo nella sua prima annata) in cui due di quei elementi( Azpilicueta e Rudiger n.d.r) ritroveranno una maglia da titolare perduta, per non lasciarla più. Il primo “starting eleven” del nuovo corso prevede anche la titolarità di Giroud, supportato dal tandem Ziyech-Havertz e l’esclusione di Werner e Mount ; la prima vera novità però ( accolta con commenti sarcastici dai più), sarà il ruolo di Hudson-Odoi, a cui verrà affidata la totalità della fascia destra. Risultato: 0-0 sul campo( nonostante la gara ben giocata dai blues) e Hudson-Odoi migliore in campo. Segnali.

Una buona fetta della stampa inglese, quella che per tradizione non nutre grandi simpatie verso i colori blues, etichetta come deludente l’impatto di un Tuchel “incapace di vincere nemmeno con una squadra che cammina” e avente fatto fuori subito il pupillo di Lampard, Mason Mount; il manager tedesco, incuante di ciò, inzia a lavorare con i suoi ragazzi ma, anche questa volta, il tempo non sarà galantuomo concedendogli appena quattro giorni per preparare la gara successiva: il 31 gennaio scende a Stamford Bridge il Burnley e Tuchel conferma il 3421, stravolgendo però il trio offensivo, questa volta composto da Werner- Abrahame e MOUNT!! L’attacco non segnerà, ma i tre punti arriveranno con la firma di due difensori, due di quelli che nella gestione precedente giocavano poco( Azpilicueta) o che addirittura eran finiti fuori rosa( Alonso). Segnali.

Lo scetticismo non abbandona il nuovo corso( quattro punti nelle due sfide con Wolves e Burnley non vengono visti di buon occhio), atteso ora dall’impegnativo derby con il Tottenham di Mourinho: Tuchel cambia ancora centravanti (questa volta Werner affiancato da Mount e Hudson-Odoi), l’attacco continua a non segnare, ma il Chelsea vince( rete di Jorginho dal dischetto) e convince. Alla mezzora del primo tempo si infortunia Thiago Silva, entra Christensen, mai particolarmente sicuro nelle ultime annate con i blues. Risultato: il danese sarà uno dei migliori in campo. Segnali. Il camino degli uomini di Tuchel prosegue con la trasferta a Bramall Lane che, anche in questo caso, l’allenatore dovrà preparare in pochi giorni: il Chelsea vincerà ( reti di Jorginho su rigore e Mount), subendo la prima rete della nuova gestione, che siglerà Rudiger, goffo nel tocco verso Mendy. Altri quattro giorni ed altro impegno, nella trasferta di Barnsley per gli ottavi di Fa Cup: è il primo massiccio uso di turnover del tecnico tedesco, che per l’occasione rispolvera i vari Kepa, Zouma, Emerson e Gilmour: i blues soffrono ma vincono grazie alla rete di Abraham. Ah, Kepa salva il risultato in almeno due circostanze. Segnali.

Il cammino dei blues in campionato prosegue con la autoritaria vittoria sul Newcastle, a segno Giroud appena subentrato all’infortunato Abraham( segnali) e Werner, seguita dal pari ottenuto in rimonta al St Mary’s Stadium grazie al rigore di Mason Mount; la gara di Southampton del 20 febbraio scorso diventa, a sua insaputa, storica: la rete del vantaggio locale, siglata da Minamino al minuto 33, sarà ad oggi l’unica subita( da un giocatore avversario) dal Chelsea di Tuchel in 14 impegni. Nessuno risucirà infatti più a segnare ai blues: ne l’Atletico eliminato nel doppio confronto Champions, ne il Manchester United ( pari allo Stamford), ne il Liverpool( espugnato Anfield), ne l’Everton( battuto a Londra), ne il Leeds( pareggio ad Elland Road) e nemmeno lo Sheffield ieri nei quarti di finale di Fa Cup.

Per una difesa divenuta punto di forza di una squadra rivoluzionata, in meno di due mesi, dal lavoro del tecnico tedesco: da squadra sbilanciata che regalava l’impressione di poter prendere rete in qualsiasi momento, si è passati ora ad un muro: granitico, invalicabile, insormontabile. Un muro che porta le firme dei vari Azpilicueta, Thiago Silva, Rudiger, Zouma e Christensen, tutti sempre pronti quando chiamati in causa. Un muro che loda il lavoro in fase di non possesso delle due fasce, da James ad Alonso per passare ad Hudson-Odoi e Chilwell, e di un centrocampo capace di sporcare mille palloni con il lavoro infaticabile di Kante e di tessere continue fitte ragnatele con il palleggio dei vari Jorginho-Kovacic e Gilmour. Un muro eretto sulle parate di un ragazzo che, pochi anni orsono, non aveva nemmeno un contratto. Un risultato giunto grazie al sapiente lavoro di un professionista umile e preparato che ora, con la settimana di pausa per le nazionali, starà già studiando i prossimi avversari. Perchè nulla, anche in un gioco, arriva per caso. Perchè nulla è lasciato al caso. Solo il lavoro paga. A volte contro i pronostici. A volte in minor tempo. In 55 giorni.

I 55 giorni di Thomas Tuchel.

Pierluigi Cuttica