Chelsea

Ricardo Quaresma

«Io provo a dare sempre il meglio in ogni squadra in cui gioco. All’Inter non ho avuto molte opportunità per mostrare le mie qualità. Sono davvero felice di avere questa occasione di giocare in un grande club come il Chelsea. Dimostrerò che merito di stare in questa squadra e che sono il giocatore giusto per il Chelsea. Sono molto contento di essere qui a Londra, Scolari è un allenatore che sa trasmettere molta fiducia nei suoi giocatori»

2 febbraio 2009. La conferenza stampa di Ricardo Quaresma, appena giunto a Londra dalla Milano nerazzurra, è di quelle condite da parole forti, piene di rancore e al tempo stesso di speranze; la figura di Scolari in panchina, con cui aveva collaborato ai tempi della nazionale portoghese, è di fondamentale importanza per la scelta del ragazzo, alla ricerca di riscatto dopo quattro mesi tutt’altro che felici nel capoluogo lombardo.

Purtroppo per lui, però, anche l’esperienza in Premier si tramuterà in un flop, se possibile, ancor più evidente di quello in Serie A: dopo il deludente pareggio interno con l’Hull City( gara in cui il portoghese parte titolare), il Chelsea esonera il tecnico brasiliano, segnando, in qualche misura, anche il destino del fantasista. L’arrivo di Hiddink difatti escluderà l’ex Porto da qualsiasi rotazione, facendo terminare i cinque mesi londinesi con statistiche personali da dimenticare, con appena quattro presenze in campionato ed una nella Fa Cup poi conquistata a fine stagione.

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Ricardo Quaresma si presenta con la maglia del Chelsea – Photo by Goal.com

Brian Laudrup

Inverno 1998. Brian Laudrup, fratello minore del più famoso Michael e star dei Glasgow Rangers, dopo quattro anni in Scozia decide di non rinnovare il contratto con il club, voglioso di provare una nuova avventura. Le pretendenti non mancano (Ajax, Copenaghen, Liverpool n.d.r) ma il ragazzo ha già deciso il suo destino, forte di una telefonata, avvenuta un mese prima, con Ruud Gullit, allora tecnico del Chelsea. Non a caso, nonostante i restanti mesi sotto contratto con i Rangers, decide di trasferirsi anticipatamente a Londra, preoccupato soprattutto per l’inserimento sociale della famiglia.

Accade però che il 12 febbraio il tecnico olandese viene sollevato dall’incarico, cosicchè il giorno in cui le parti si incontrano per discutere il contratto, il danese, oltre al direttore generale Colin Hutchinson, non ritrova l’allenatore con cui aveva disquisito del proprio futuro, ma un ragazzo italiano, giocatore e ora allenatore del club: Gianluca Vialli. L’incontro avviene a Kensington, proprio nell’appartamento del nuovo tecnico, e, come si dice in questi casi, la scintilla non scatta: le idee del nuovo manager differiscono dalle aspettative del ragazzo che, prima della partenza per il mondiale francese, chiama Hutchinson per far intendere la sua volontà, quella di non andare più a Londra.

Ma Hutchinson, forte del potere conferitogli dal contratto firmato pochi mesi prima, non ne vuole sentire, minacciando di portarlo in tribunale; così, il 1 luglio, inizia l’avventura inglese di Brian Laudrup. Le premesse per un matrimonio felice non sussistono e infatti, dopo appena quattro mesi, il ragazzo lascia il club con appena undici presenze ed una rete: curioso come questa sia segnata( in Coppa delle Coppe) proprio al Copenaghen, il club in cui il ragazzo si trasferirà in inverno.

Alexandre Pato

Sin dall’agosto 2007, anno in cui il Milan lo acquista diciassettenne dall’International di Porto Alegre, Alexandre Rodrigues da Silva( meglio conosciuto come Pato) è un “sogno proibito” di Roman Abramovic: il magnate russo, difatti, prova più volte a portarlo a Stamford Bridge e nell’estate nel 2009 ci va molto vicino. Il Chelsea, all’epoca allenato da Carlo Ancelotti, pare disposto a tutto per acquisire il brasiliano e fa recapitare alla società rossonera una di quelle offerte che non si possono rifiutare: 45 milioni di sterline per il 19enne, con la disponibilità di lasciare l’attaccante in prestito per un anno a Milanello.

“In merito alle voci diffuse questa mattina dalla stampa inglese, l’A.C. Milan precisa e ribadisce che non esiste alcuna trattativa riguardante Alexandre Pato, e che il giocatore è assolutamente incedibile”. Queste le parole con cui il Milan nega una trattativa realmente esistita, ma che “il diavolo” ha la forza di respingere, godendosi così negli anni a venire le gesta del brasiliano. Abramovic, noto per una certa ossessione a pretendere “un qualcosa” che non ha, non si da per vinto e, con sette anni di ritardo “si toglie lo sfizio”: siamo nel 2016 e nella finestra di mercato invernale il Chelsea lo prende in prestito dal Corinthias convinto che, nonostante i numerosi problemi fisici, il ragazzo a 26 anni abbia ancora molto da offrire.

“I am so happy to sign for Chelsea. It is a dream for me. I am looking forward to meeting and getting to know my new team-mates and cannot wait to play”. E’ un Pato motivato quello che parla alla conferenza stampa di presentazione, il 29 gennaio, e il debutto (rete su rigore nella vittoria sui villains targata 2 aprile) fa presagire “golden days” in quel di Londra; mai sensazione fu più errata. Per il “papero” quella segnatura rimarrà l’unico centro in un torneo in cui mai si integrerà: infortuni prima e scelte tecniche poi( Hiddink gli preferirà regolarmente Diego Costa, Remy e anche il 21enne Bertrand Traorè), gli faranno difatti chiudere i sei mesi di prestito a Stamford Bridge con 2 sole presenze. Per un mesto viaggio di ritorno in Brasile, ma con circa 850mila euro nella valigia. Poteva andare peggio..

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Alexandre Pato con la maglia del Chelsea – Photo by Indipendent.co.uk

Radamel Falcao

Compagno di squadra nei sei mesi londinesi del brasiliano, troviamo un altro attaccante che arriva a Stamford Bridge alla disperata ricerca della gloria perduta: Radamel Falcao. La carriera del centravanti colombiano è difatti segnata dal 22 gennaio di due anni prima, giorno in cui, con la maglia del Monaco in una gara di Coppa di Francia, subisce la rottura del legamento crociato del ginocchio sinistro. L’infortunio di fatto frena la carriera di uno dei centravanti più forti del nuovo millennio.

Si perchè nella quattro annate precedenti, due trascorse al Porto, due nella parte “colchoneros di Madrid”, il colombiano è devastante, divenendo sentenza assoluta per qualunque difesa: il biennio portoghese recita 72 reti in 87 gare, quello spagnolo 70 in 91 gare. Numeri fenomenali, che valgono al nativo di Santa Marta numerosi premi personali e a livello di club. Quel maledetto giorno di gennaio cambierà tutto, rendendo il futuro dell’attaccante ricco, al tempo stesso, di speranze e delusioni.

Non farà eccezione l’esperienza a Stamford Bridge, nonostante la stima di un Mourinho( fondamentale per l’arrivo dell’ex Monaco), certo di rigenerare il calciatore: in realtà nemmeno il tecnico portoghese riuscirà nell’intento, nonostante un buon inizio che vede anche una rete nella sconfitta interna con il Palace. Sarà l’unico lampo di una esperienza che il centravanti passerà più in infermeria che sul campo da gioco, ma che mai rinnegherà: “I had the opportunity to play in the Premier League, and I did it. I have kept the positive things of that experience, I developed as a player but also as a man.”.

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Falcao con la maglia del Chelsea – Photo by Skysports

Patrick van Aanholt

2007. Den Bosch. Paesi Bassi. Il sedicenne laterale sinistro van Aanholt, uno dei maggiori talenti del sempre florido settore giovanile del Psv Eindhoven, lascia in tenera età la terra natale con un biglietto destinazione Londra, dove lo aspetta il Chelsea di José Mourinho: ovviamente per il giovane olandese si prospetta un posto nella squadra riserve( allenata da Brendan Rodgers, attuale tecnico delle foxes), ma è viva la speranza nel ragazzo di entrare, un giorno, nelle rotazioni della prima. Un sentimento destinato a rimanere tale. Perchè Patrick, probabilmente, non dà il giusto peso ad un signore giunto l’anno precedente a Cobham (dall’Arsenal), che sarebbe stato assoluto padrone di quella fascia per gli anni a venire: Ashley Cole.

In una rosa che prevede già il nazionale inglese (e Wayne Bridge come alternativa), spazio non c’è nè, cosicchè “l’avventura blues” si limiterà a sporadiche apparizioni nel 2010, per poi cominciare un lungo peregrinare alla ricerca di un luogo dove poter dimostrare le sue qualità: saranno infatti ben cinque alla fine i prestiti del terzino, che spazieranno dal territorio inglese( Coventry, Newcastle, Leicester e Wigan) sino a quello della natia Olanda(Vitesse). Non saranno sempre anni facili. Soprattutto l’esperienza con il Wigan non toccherà le corde giuste del giocatore che medita di smettere: “I was really thinking about quitting football, I was that upset, I wanted to stop”. Fondamentale fu allora “il ritorno a casa”, con i tre anni passati al Vitesse che rinvigoriscono cuore e anima del ragazzo, pronto, ora si, a prendere in mano la sua carriera.

Che ripartirà in maniera importante, sempre sui campi di Premier, con la maglia del Sunderland, che l’olandese vestirà per tre stagioni prima di trovare quella possibilità cercata invano dieci prima: la città sarà sempre Londra, ma bisognerà spostarsi di circa 15 km a sud, per giungere a Selhurst Park, che diverrà, dal 2017 sino ai nostri giorni, “casa” per il ragazzo di ‘s-Hertongenbosch: “From the moment I stepped inside the dressing room, it felt like home”.

5 calciatori, 5 storie, con il “What if” a farla da padrone.

Pierluigi Cuttica