Wembley

Il calendario appeso in qualche angolo

Se c’è una cosa che non può scalfire il tempo sono i ricordi, di questo ne sa qualcosa Giampaolo Pazzini. L’attaccante italiano, conosciuto per aver indossato tra le altre le maglie di Fiorentina, Sampdoria e Inter, siamo sicuri che ogni hanno nella propria agenda personale o nel calendario appeso in qualche angolo della casa abbia una data cerchiata in blu, una data che difficilmente si dimentica e che siamo sicuri un giorno ne parlerà ai nipoti. 

Wembley
Wembley Stadium – Photo by official Twitter Wembley Stadium

Il giorno del “Pazzo”

Quella data è il 24 marzo del 2007, Pazzini ventitreenne in forza alla Viola è uno dei giocatori italiani in rampa di lancio pronto ad indossare la maglia della Nazionale azzurra fresca vincitrice del Mondiale.
Nel frattempo “il Pazzo” si sta facendo le ossa con l’Under 21, nel marzo di quell’anno vi è in programma un’amichevole di prestigio tra la selezione degli azzurrini di Pierluigi Casiraghi e i pari età dell’Inghilterra per inaugurare lo storico stadio di Wembley riaperto dopo sette anni di lavori. 

Pazzini sulle orme di Capello, Zola e Batigol

Giampaolo in quella stagione milita nella Fiorentina, dove anni prima ha giocato il suo idolo Gabriel Omar Batistuta. L’argentino è il simbolo di Firenze alla fine degli anni ’90 e autore del gol con cui la Viola ha espugnato Wembley nel ’99 battendo l’Arsenal. A fine di quella serata, Pazzini non solo eguagliò Batistuta in soli 30’’ secondi ma raggiunse anche Capello nel 1973 e Zola nel 1997 come azzurri a segnare a Wembley, il “tempio del calcio”.

Wembley
La tripletta di Giampaolo Pazzini nel nuovo Wembley – Photo by Corriere della Sera – (AP Photo/Sang Tan)


La partita

Quel 24 marzo del 2007, davanti a 60 mila spettatori viene fuori una delle partite più belle e pazze (non solo per Giampaolo) che si sono mai viste. L’Italia si presenta con Curci tra i pali, in difesa Potenza, Andreolli, Mantovani e soprattutto Chiellini, il centrocampo è formato da Montolivo, Padoin e Nocerino, in avanti Rosina con Giuseppe Rossi e Pazzini. Risponde l’Inghilterra del CT Pearson con Camp, Rosenior,
Ferdinand, Cahill, Baines, Routledge, Bentley, Reo-Cocker, Agbonlahor, Lita e Richardson.
Mattatore di quella partita è proprio Pazzini, l’attaccante azzurro, dopo una manciata di secondi dal fischio iniziale, elude la marcatura dei difensori avversari e con una gran botta sblocca il punteggio. La partita è apertissima, chi ha pagato quel giorno il biglietto siamo sicuri si sia divertito.
L’Inghilterra prima pareggia con Bentley da calcio di punizione alla mezz’ora e ad inizio ripresa passa in vantaggio con Routledge. Il “Pazzo” però quel giorno sembra avere l’argento vivo addosso e ristabilisce la parità con una deviazione al volo. Gli Inglesi, davanti al loro pubblico e al nuovo Wembley, vogliono fare bella figura e cosi con Derbyshire vanno sul 3-2. Il pari finale, nemmeno a dirlo, è sempre di Pazzini finalizzando nel migliore dei modi un contropiede. 
Finisce con uno spettacolare 3-3 con Pazzini che esce dal campo qualche minuto prima del triplice fischio accompagnato da una standing ovation del pubblico.

Una firma indelebile

Con quella tripletta Pazzini salì alle ribalte nostrane e internazionali prendendosi per giorni la prima pagina di giornali. Da quel giorno Giampaolo non fa che ricordare ogni anno l’anniversario di quella “pazza” giornata scrivendo il suo nome con pennarello indelebile nella storia del calcio italiano e inglese.

di Lorenzo Petrucci