Arsenal

L’attuale English Premier League viene istituita in Inghilterra nel 1888, ai tempi rappresenta il primo campionato al mondo di football, uno sport che nel giro di pochi decenni conquisterà tutto e tutti. Nel 1892 assume il nome di First Division quando le due leghe calcistiche allora presenti in Inghilterra, la Football League e la Football Alliance, si fondono per incorporazione della seconda nella prima. In quell’occasione nasce anche la Second Division, la seconda serie del calcio inglese.

L’attuale English Premier League nasce piuttosto recentemente (è 1992) da una scissione voluta dalle 22 squadre della massima serie dalla Football League, decisione basata su motivazioni prettamente economiche. Partiamo da lontano per cercare capire le ragioni di fondo della rottura.

Charlton
Charlton Athletic – Huddersfield Town 21 Dicembre 1957 – Photo by Charlton Athletic via Facebook

Sin dagli albori nella Football League il principio vigente è quello di condivisione degli introiti. Per esempio la squadra che gioca in casa è obbligata a dare il 20% dell’incasso del botteghino alla squadra in trasferta. Per decenni questo principio resta saldo nonostante lo sviluppo di tutto il movimento calcistico inglese e le maggior attenzioni che sempre più attira. Quando nel 1965 la BBC paga 5000 sterline per trasmettere Match of the Day (storico programma calcistico inglese), la somma viene spartita equamente tra i 92 club delle quattro divisioni, per un totale di circa 50£ a testa.

Un sistema di questo tipo permette un’uguaglianza tra i club, anche se comunque a vincere sono sempre le squadre di maggior tradizione e blasone. Non sono da dimenticare clamorose retrocessioni (come quella dek Manchester United nel 1974) o altrettante clamorose vittorie da parte di cosìdetti outsider (come quelle del Derby County e del Nottingham Forest, sempre negli anni ’70).

Mantenere un equilibrio di questo tipo diventa però sempre più complicato. Con l’aumentare dei potenziali introiti, derivanti dagli accordi pubblicitari e di sponsorizzazione e dalla trasmissione delle partite in tv, aumenta anche la pressione dei grandi club per averne una fetta più grande.

Nonostante questo negli anni ’70 e all’inizio degli anni ’80 il binomio calcio-televisione non è ancora visto di buon occhio. I dirigenti delle squadre calcio professionistico inglese temono che la copertura televisiva possa ridurre il numero di spettatori negli stadi. Si pensa inoltre che lo spettatore davanti allo schermo diventi prigioniero dei produttori e dei commentatori della tv e che non possa vivere l’evento sportivo in prima persona.

La prima tradizione a crollare è proprio la condivisione degli incassi del botteghino nel 1983, favorendo così le squadre più importanti e con stadi più capienti. In seguito, nel 1985, dopo aver minacciato per la prima volta una scissione dal resto della Football League, i club della First Division ottengono una nuova ripartizione degli introiti dei diritti TV: a loro il 50%, alla Second Division il 25%, alla Third Division e Fourth Division il restante 25%.

Turf Moor
Turf Moor Burnley – Photo by Nathan Rogers on Unsplash

Proprio l’incremento della domanda di calcio in TV negli anni ’80 è il fattore decisivo per l’espansione globale del football inglese nei decenni successivi. Nei primi anni ’80 ITV e BBC trovano un accordo di due anni con la Football League per trasmettere live un totale di 20 partite per 5.2 milioni di sterline. Negli anni successivi il valore dei diritti tv cresce vertiginosamente, tanto che nel 1988 la Football League chiude un accordo, stavolta quadriennale ed in esclusiva con ITV, per 44 milioni di sterline per la trasmissione di 18 partite a stagione. In soli cinque anni il valore dei diritti tv praticamente quintuplica e la crescita è esponenziale.

I club della First Division, in particolare le cosiddette Big 5 (Manchester United, Liverpool, Everton, Arsenal e Tottenham), si rendono presto conto che per massimizzare i guadagni e per riavvicinarsi ai top club europei, dopo la squalifica dalle competizioni europee a seguito della Tragedia dell’Heysel, è necessario spartire gli introiti dei diritti tv esclusivamente tra le società della First Division, senza l’obbligo di dividere i ricavi con le divisioni minori.

Da qui la volontà di abbandonare la Football League per creare una lega nuova ed indipendente, l’English Premier League, meglio nota come Premier League. Nuova lega che ha una posizione di vantaggio e di maggior forza economica per andare a trattare il rinnovo dei diritti tv che stanno per scadere dopo il quadriennio 1988-1992. Con la scissione tutte le decisioni riguardanti la Premier sono prese tramite votazione riservata ai soli club partecipanti alla stessa: un voto per ogni club e maggioranza fissata a due terzi.

Il 20 febbraio del 1992 nasce ufficialmente la Premier League. Il kick-off della nuova stagione è fissato ad agosto con il coinvolgimento di 22 squadre: le prime 19 classificate della stagione 1991-1992 della First Division e la prima, la seconda e la vincitrice dei play off della Second Division. Ad amministrare gli interessi della nascente lega sono nominati Sir John Quinton (ex presidente della Barclays Bank) e Rick Parry (consulente finanziario di spicco di Ernst & Young), che sono subito incaricati di trovare investitori disposti a finanziarla.

Dopo un tentativo iniziale, non andato a buon fine, di rinnovare gli accordi con ITV, Sir Quinton e Parry vengono a conoscenza dell’interessamento di BSkyB di acquisire i diritti tv della Premier League. BSkyB all’epoca è una giovane società attiva nell’ambito delle telecomunicazioni, costituita nel novembre del 1990 dall’unione tra Sky Television e BSB (British Satellite Broadcasting). La BSkyB (genitore di Sky Group Limited) naviga in cattive acque e per risollevare le sorti dell’impresa il titolare Rupert Murdoch deve prendere una strada non ancora battuta da offrire ai propri abbonati. In quel periodo storico la scelta si limita a tre settori: contenuti pornografici, film, eventi sportivi in esclusiva.

Arsenal
Emirates Stadium, stadio dell’Arsenal – Photo by Nelson Ndongala on Unsplash

BSkyB sceglie di puntare sugli eventi sportivi e in particolare sulla Premier League, vista anche la scadenza ravvicinata dell’accordo sui diritti tv. Alla fine del 1991 inizia un’asta molto agguerrita tra ITV e BSkyB con qualche intromissione da parte della BBC. Tra rialzi e contro-rialzi si arriva al maggio 1992, quando BSkyB offre la cifra monstre per l’epoca di 304 milioni di sterline per trasmettere in esclusiva 60 partite live all’anno per cinque anni. Un’offerta che soddisfa la maggioranza dei club della Premier (14 su 22, con due astenuti, consentendo all’azienda di Murdoch di aggiudicarsi i diritti tv. E’ l’inizio di una parabola ascendente e molto, molto proficua sotto l’aspetto economico- finanziario.

Questo è il processo che ha cambiato il calcio inglese, tradizionalmente di matrice popolare e locale. Quest’anima primordiale ad oggi non è andata perduta ma anzi si mescola con l’interesse, sempre più crescente, di appassionati di football sparsi in tutto il mondo, dall’Asia al Nord America passando per il Vecchio Continente. Infatti, vale la pena sottolineare che gli estimatori della Premier League molto spesso non sono focalizzati solo sul calcio giocato ma si dimostrano attratti anche dalla storia e dalla cultura che inevitabilmente permea ogni singolo club della massima divisione inglese, e non solo. Tutto ciò fa sì che l’interesse degli appassionati non si concentri solo sui nomi dei giocatori più iconici del momento bensì si rivolga anche verso gli impianti e le tradizioni calcistiche. In altre parole, l’anima e l’essenza del calcio in Inghilterra.

Di Davide Landi