Londra

I Cockney Rejects sono un gruppo Oi! formatosi nell’East End di Londra nel 1979. I componenti iniziali sono Jefferson Geggus, alias “Stinky” Turner (voce), Mick Geggus (chitarra), Vince Riordan (basso), Andy Scott (batteria). La formazione attuale della band è la stessa, fatta eccezione per il batterista.

Si deve proprio allo storico batterista dei Cockney Rejects il nome di questo genere, Oi! appunto, perché apriva sempre i concerti urlando “Oi!Oi!Oi!” per scaldare il pubblico. Oi! è semplicemente un altro nome dello street punk, sottogenere del punk rock, nato negli anni Settanta in Inghilterra, di cui proprio i Cockney Rejects sono il manifesto.

I fratelli Jeff e Mick Geggus nascono e crescono a Stratford, nell’East-London, a poche centinaia di metri da Boleyn Ground, casa degli Hammers fino al 2016: non c’é nessuna alternativa a quella di diventare tifosi del West Ham. Durante l’adolescenza diventano a tutti gli effetti degli hooligan, unendosi all’Inter City Firm, il gruppo ultras degli Hammers.

Londra
Gruppo musicale Cockney Rejects – Photo by Punkygibbon.co.uk

Sebbene l’Inter City Firm sia un’organizzazione che condivide ideali di estrema destra ed abbraccia i valori della cultura Skinhead, nella loro prima intervista la band afferma che molti dei propri eroi sono pugili afroamericani, va ricordato infatti che i fratelli Geggus in gioventù sono stati pugili amatoriali. I Cockney Rejects condividono quindi con la Firm del West Ham soltanto il disprezzo verso la classe politica del secondo dopoguerra, specialmente nei confronti della Iron Lady e del suo programma di governo.

I membri della prima formazione dei Cockney Rejects si conoscono proprio attraverso il tifo. La musica che suonano insieme ad innumerevoli altri gruppi del periodo è una risposta alla commercializzazione del fenomeno punk. I suoni sono quelli del primo punk, ruvidi e semplici, quasi Rock and Roll, lontani in modo apertamente polemico dalle sperimentazioni del Post-Punk. Le tematiche dei gruppi sono crude: si parla delle condizioni di vita della middle class nell’era della Tatcher, del degrado urbano, della violenza per le strade, della forbice ormai ampissima tra classi sociali e la conseguente territorialità estrema che ne deriva.

Londra
London Punk – Photo by Francesco Casalino via Unsplash

Musica, calcio ed una certa concezione politica in quegli anni sono un tutt’uno, cementati soprattutto da un elemento, quello della violenza. Nei primi due album dei Cockney Rejects, almeno quattro brani sono riservati alla loro squadra del cuore e ai compagni di hooliganismo, gli altri spesso hanno comunque fanno comunque riferimento a quel mondo, in modo più o meno diretto. Nella maggior parte dei testi sono presenti attacchi molto cruenti che bersagliano le aggressive politiche economiche della Premier, che in quegli anni è protagonista, in parallelo, di una campagna di demonizzazione mediatica delle classi popolari e della violenza nel calcio ed a seguire delle sottoculture musicali e giovanili – movimenti che nulla fanno per distinguersi l’uno dall’altro o emanciparsi dalla propria immagine violenta.

Alle porte dell’estate del 1980 i “Reietti di Londra” riescono ad infilare nella Top 40 inglese ben due singoli e per questo sono invitati sul palco di Top Of The Pops e negli studi della BBC. In particolare il secondo è il loro successo più grande, ineguagliato in oltre vent’anni di carriera: “I’m Forever Blowing Bubbles”, cover dello storico inno del West Ham United. La loro versione è talmente iconica che il gruppo viene invitato a suonarla dopo l’ultima partita giocata dagli hammers al Boleyn Ground, nel maggio 2016. Qualche sera dopo la messa in onda della puntata di Top Of The Pops il gruppo deve suonare a Birmingham, al Cedar Club, un posto che oggi non esiste più ma che quella sera è completamente esaurito. Centinaia di persone affollano il locale nell’Inghilterra del nord: quasi tutti sono tifosi del Birmingham e sono lì per fare la pelle ai Cockney Rejects, colpevoli di aver platealmente ostentato la loro fede calcistica indossando la maglia del WHU durante una delle loro apparizioni televisive.

Poco dopo l’inizio dell’esibizione parte il lancio di oggetti, dapprima innocui, come bicchieri di plastica, poi sempre più pericolosi e possibilmente letali come posaceneri di vetro. A quel punto che il frontman del gruppo “Stinky” Turner interrompe l’esibizione per mettere le cose in chiaro, da ex pugile: se ci sono dei problemi tra gruppo e pubblico ci si può vedere fuori dal locale per risolverli. Quello di cui si accorge subito dopo è che suo fratello Mick, anche lui ex pugile, è già in mezzo alla folla a fare a cazzotti con tutti. La situazione prende una brutta piega. Per una ventina di minuti i pochi londinesi, gruppo stesso e fan, riescono nonostante la minoranza numerica a tenere testa a più di un centinaio di persone, fino all’arrivo della polizia che seda gli animi ed evita la tragedia. Quella che passa alla storia come “La battaglia di Birmingham” è dovuta solo in parte all’alcol o all’eccitazione fuori controllo dovuta ad un concerto: alla base dello scontro c’è il calcio e la vecchia appartenenza all’Inter City Firm. L’esplosione di popolarità della versione dell’inno della squadra, unita allo sfoggio costante della propria fede calcistica, mettono paradossalmente fine all’ascesa dei Cockney Rejects fin lì velocissima, costringendoli ad annullare una lunga serie di concerti. Inattività fatale per un gruppo giovane e in ascesa. Può sembrare un episodio senza senso se letto con gli occhi di oggi, ma per il contesto culturale inglese a cavallo tra gli anni settanta e ottanta si tratta della normalità, anzi è strano che non sia successo qualcosa di più grave e irrimediabile. La battaglia di Birmingham è forse la prima estrema e profetica manifestazione del clima che si sarebbe vissuto negli anni successivi.

West Ham
I Cockney Rejects suonano al Boleyn Ground – Photo by The Guardian

Un disagio sociale profondo e terribile, un senso di appartenenza e di territorialità malato accompagnato al contempo da una vitalità estrema. Un’identificazione fortissima che dipinge un chiaro ritratto di Londra e per estensione dell’Inghilterra dagli anni Settanta fino ai primi anni Novanta. Una frustrazione socio- economica che nel giro di quattro anni scuote sia l’Europa (Strage dell’Heysel, maggio 1985) che l’Inghilterra (Strage di Hillsborough, aprile 1989), provocando una veemente reazione da parte dell’Establishment inglese contro il tifo estremista e quella parte di movimenti giovanili, musicali e/o politici il cui unico collante, in ultima analisi, è (era) costituito dalla violenza, fisica ma non solo. I Cockney Rejects si formano e si sviluppano in questo contesto territoriale, anti- inclusivo e violente. Rappresentano, scientemente, il popolo degli Hammers dell’East London, ne diventano simbolo. Probabilmente su larga scala risultano essere, stavolta inconsapevolmente, simbolo di una mentalità che, seppur affascinante da un punto di vista teorico, all’atto pratico risulta problematica ed anti- sociale.

Di Davide Landi