Tuchel

Un film di successo ha bisogno di bravi attori e di un abile regista. Un libro best seller necessita di una bella trama e una penna importante che sappia racontarla. Un quadro ha bisogno di colori e di una elegante mano che ne faccia riflettere le sfumature. Una squadra di calcio ha bisogno di giocatori e di un allenatore che, semplicemente, ne sappia sfruttare al meglio le peculiarità.

Ora, quel “semplicemente”, tutto è tranne che qualcosa di facilmente riscontrabile in un calcio moderno in cui gli uomini seduti in panchina, si atteggiano a scienziati o inventori, senza averne spesso il minimo diritto: c’è chi magari invece, non cerca copertine o titoli sui giornali, ma lavora quotidianamente sul campo per migliorare il proprio team. Thomas Tuchel rientra in questa categoria, non da ieri o da oggi, giorni in cui tutto il mondo calcistico ne celebra il lavoro, ma da sempre: dalle giovanili fino alla prima squadra del Mainz, dal biennio al Borussia Dortmund fino all’esperienza al Psg da dove, nonostante risultati non così banali, è stato allontanato perchè non in grado, a quanto pare, di gestire le varie stelle( e personalità della squadra).

Ora, tre mesi non rappresentano solitamente un arco di tempo in grado di permettere un giudizio accurato, ma a volte, come in questo caso, obbligano una valutazione/ commento, perchè Signori, quello che a Londra in tre mesi ha “combinato” Tuchel, insieme con i suoi ragazzi, è qualcosa di incredibile. Forse meglio, straordinario. Perchè la finale di Champions raggiunta ieri è “solo” l’ennesimo “piccolo capolavoro” di un tecnico giunto in punta di piedi a Stamford Bridge e capace di cambiarne l’aere in pochissimi giorni. In pochissime ore. Portando a se le attenzioni di ragazzi che sembravano persi, senza fiducia, senza un domani.

Poco più di tre mesi dopo parliamo di una squadra che ha raggiunto la finale di Champions, che è in finale di Fa Cup ed in lotta per la quarta posizione in campionato( era nona all’arrivo del tecnico tedesco); di una compagine che prende pochissimi goal e che gioca un calcio pratico, veloce, moderno. Non era da buttare tutto prima con Lampard, non è tutto da incensare ora con Tuchel. Sia chiaro. Ma la trasformazione del Chelsea da gennaio in poi è sotto gli occhi di tutti.

Il passaggio immediato alla difesa a tre, il rilancio di Alonso e Rudiger(divenuto ormai inamovibile), il nuovo utilizzo di Hudson-Odoi e la scelta di Havertz come terminale offensivo sono alcune delle novità proposte dall’ex Psg: ma il cambiamento più importante i blues lo hanno ottenuto sotto il profilo della mentalità e della fiducia. Una squadra (prevalentemente) di giovani passati dall’immagine di pulcini bagnati e spauriti a quella di frecce spavalde pronte ad infilzare le difese avversarie.

Ma la più grande scommessa su questo Chelsea non è, paradossalmente, quella su un presente ricco comunque di soddisfazioni, ma quella su un futuro che sembra possa nutrire grandi ambizioni: la qualità dei giovani a disposizione di Tuchel è notevole e pare destinata a migliorare. In quel caso, quelli che ora sembrano sogni potrebbero davvero trasformarsi in desideri. Guardandosi indietro sembra quasi surreale.

Provate a rimettere la lancette al 27 gennaio scorso, alle ore 18.59.

Tra un minuto inizia Chelsea – Wolverhampton. La prima di Tuchel.

Chiudete gli occhi e immaginate.

Che incredibile storia è il football.

Pierluigi Cuttica