Chelsea - Palmeiras (12 Febbraio 22)

Preview

Dopo poco più di nove anni, i blues hanno la seconda opportunità di arricchire la propria bacheca con l’unico trofeo che manca a Stamford Bridge: la “Fifa Club World Cup” (la “Coppa del Mondo per Club” o, per i più “vintage”, la “Coppa Intercontinentale”). Nel dicembre del 2012 fu il Corinthias a spezzare i sogni del Chelsea, allora allenato da Benitez; oggi un’altra squadra brasiliana è sulla strada dei londinese, il Palmeiras, anch’essa alla ricerca della prima affermazione nella competizione. La finale che tutti si aspettavano in un contesto tecnico mediamente basso, che vede sempre le formazioni europee e sudamericane a contendersi il trofeo; in realtà negli ultimi quindici anni è stato un vero e proprio monologo delle squadre del vecchio continente, con proprio il Chelsea unica e dultima  squadra europea a non essere in grado di portarsi a casa la coppa. Oggi la storia va riscritta.

Non sarà chiaramente una gara semplice, come spiega bene anche il rullino di marcia del team di Abel Ferreira, che vede i brasiliani imbattuti da undici gare, esattamente dal 20 novembre con la sconfitta sul campo del Fortaleza: da quel momento, sette vittorie e soli cinque reti subite. Meno convincente il recente periodo del club di Fulham Broadway, con un successo ottenuto solo ai supplementari con il Plymouth (terza divisione del calcio inglese) e con la sofferta vittoria in semifinale di tre giorni fa sul Al-Hilal. Ma oggi, in una finale, tutto questo conta relativamente: le finali non bisogna giocarle necessariamente bene. Le finali vanno vinte. Per fare ciò Thomas Tuchel, arrivato in tempo per poter condurre dalla panchina i suoi dopo la negatività alla pandemia, sceglie questi uomini: Mendy tra i pali, Christensen, Thiago Silva e Rudiger in difesa, Azpilicueta e Hudson-Odoi a presidiare le corsie, Kovacic-Kantè tandem nel cuore del campo; affidate invece al trio Mount-Havertz-Lukaku le chiavi del reparto offensivo.

Gara tattica, poche emozioni

L’importanza della posta in palio riflette sul ritmo e sulla qualità di un gioco che lascia a desiderare, da ambo le parti, sin dai primi minuti; il Chelsea, per un valore tecnico superiore, prova a prendere in mano la partita, ma la manovra dei ragazzi di Tuchel è poco incisiva, anche per l’ottima organizzazione difensiva dei brasiliani, che tralasciano qualsiasi idea di pressing e difendendo con una linea molto bassa. In questo modo vengono evidenziate le canoniche difficoltà dei londinesi, mancanti del giocatore in grado di saltare l’uomo, che porta così i campioni d’Europa ad un lento possesso palla orizzontale che termina, quasi in ogni occasione, per chiudersi nelle vie centrali intasate di avversari. Lukaku fa fatica a difendere i palloni, sulle fasce Azpilicueta e Hudson-Odoi non creano superiorità, cosicchè sono i movimenti di Havertz e Kantè (Mount esce dopo venti minuti per infortunio) gli unici che, saltuariamente, riescono a entrare nella retroguardia avversaria. Ma senza risultati, se pensiamo che il primo trio verso lo specchio della porta dei londinesi, giunge all’ultimo minuto della frazione, quando il destro dai trenta metri di Thiago Silva viene deviato da Weverton. In tutto ciò il Palmeiras svolge bene il suo compito e, quando può, non disdegna contropiedi che in un paio di occasioni minacciano la linea difensiva di Tuchel. Il primo tempo si chiude con un pari che rispecchia fedelmente quanto, poco, si è visto sul terreno di gioco.

Chelsea - Palmeiras (12 Febbraio 22)
Chelsea – Palmeiras (12 Febbraio 22) – Photo by Chelsea Official Twitter

Vega risponde a Lukaku.

Il gioco riprende seguendo il ritmo dei primi quarantacinque sino al decimo minuto quando, in maniera inattesa, il Chelsea va in vantaggio: strappo di Kovacic sulla sinistra, palla in profondità per Hudson-Odoi che, per la prima volta nella gara, non converge sul piede forte (il destro) ma lascia andare il sinistro che pone la palla sulla testa di Lukaku che, con un preciso colpo di testa, supera Weverton. La rete sblocca il match, prima con i blues che vanno vicini al raddoppio con Pulisic, il cui tiro dopo la sponda di Lukaku termina di poco a lato, poi con i brasiliani che guadagnano un rigore per un fallo di mano in area di Thiago Silva: dal dischetto Vega sigla il pari.

Per una decina di minuti il Palmeiras è sospinto dal supporto di un tifo esaltato dalla rete e prova addirittura a ribaltare il risultato; passato però l’effetto, sarà il Chelsea che riproverà a fare la gara, trovando due chances interessanti con Havertz e Pulisic, ma in entrambi in casi mancherà la finalizzazione. Inizierà così una girandola di cambi da entrambe le squadre, con Tuchel che inserisce in campo Werner e Saul rispettivamente per Lukaku e Hudson-Odoi. Gli ultimi minuti non regaleranno sorprese, con la gara che non si sblocca. Si va ai supplementari.

Havertz dal dischetto. Il Chelsea è campione

I successivi trenta minuti confermano il leitmotiv della gara, con in (sterile) controllo e i biancoverdi in difesa; non succederà praticamente con le due squadre che stremate si avvicinano alla lotteria di rigori. Sembra un destino segnato, sino al centotredicesimo, quando la conclusione di Azpilicueta trova sulla sua strada il braccio di Luan, per un tiro dagli undici metri che Havertz non sbaglia.

Poco più di nove anni dopo, il Chelsea si prende la sua rivincita ed è campione del mondo. La bacheca di Stamford Bridge, ora, ha tutto.

Pierluigi Cuttica

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