Paul Gascoigne

E’ fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione

“ E’ fantasia, intuizione, decisione e velocità d’esecuzione”.

Se questa fosse la trama di un film, potrebbe avvicinarsi a quella di “Amici Miei”. Sì perché, sarebbe uno di quei film dove l’allegria, la goliardia e l’eccesso, si confonderebbero con la malinconia ed il rimorso di non aver potuto osare, o limitare le proprie azioni, a danno e, od a vantaggio dei personaggi, per la gioia e la disperazione degli spettatori e degli attori stessi.

O forse no.

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John e Carol

Anni ’60, Inghilterra, Gateshead contea di Tyne and Wear . Lui si chiama John e di lavoro fa il manovale. Lei si chiama Carol e lavora in fabbrica. John e Carol, sono giovani, non sono ricchi, vivono in una casa popolare con un unico bagno in comune con gli altri residenti. Come tutti i giovani degli anni ’60 hanno la passione per la musica. Ed hanno la passione dei Beatles. Così quando il 27 maggio del 1967 nasce il loro figlio, sono indecisi se chiamarlo John – come Lennon – o Paul – come McCartney. E per non far torto ad alcuno, lo chiamano Paul John. Per i posteri “Gazza”, forse per quella sua falcata sbilenca e quella corsa un po’ sporca, da volatile: Paul “Gazza” Gascoigne. L’infanzia di Paul non è semplice, durante i suoi primi anni di vita, i Gascoigne si trasferiscono più volte di residenza; all’età di dieci anni il padre inizia ad avere crisi epilettiche e, forse per osmosi, Paul comincia a sviluppare alcuni disturbi, tra cui la dipendenza dalle slot machine ed altre ossessioni e manie, per cui necessita di terapie mirate. Mentre frequenta la scuola a Gateshead, durante le ore destinate al calcio (ebbene sì, in Inghilterra, a scuola, si gioca a calcio…) viene notato da alcuni scout, ma a causa del suo sovrappeso non viene preso in considerazione. Ma il ragazzino è bravo. In sovrappeso, ma bravo. Anzi, ha talento, ha fantasia. E’ geniale. I primi a capirlo sono quelli del Newcastle che lo prendono nelle giovanili, dove nel 1985 a 18 anni approda in prima squadra, dove milita fino al 1988, collezionando 25 reti in 104 presenze. Viene eletto giovane dell’anno in Premier League nel 1987/88.

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Tottenham

“Gazza” prende il volo nel Tottenham dove raggiunge l’apice della carriera. Vi rimane per tre anni e nella stagione 1990/1991 va a segno 19 volte. E’ già “il talento” della Nazionale Inglese e partecipa ai Mondiali del 1990 in Italia rimanendovi fino al 1998, quando il C.T. Glenn Hoddle non lo convoca per France ’98. E’ un centrocampista sublime che attacca ed oltre ad avere un dribbling estasiante, sa fare il regista e spesso finalizza in rete. E’ un assist-man, capace di raggiungere il compagno con lanci lunghi, ed il fisico adesso possente gli permette di vincere i contrasti e fronteggiare con i solidi difensori inglesi. Però, nel maggio del 1991 durante la finale della FA CUP (che il Tottenham vince contro il Nottingham Forest e che per la cronaca Paul aveva contribuito segnando 6 reti su 5 partite nella fase di qualificazione) rimane vittima di un grave infortunio al ginocchio sinistro per cui la stagione seguente non gioca, proprio quando deve venire in Italia, alla Lazio che se lo era già aggiudicato nel febbraio del 1992.

 

L’esordio italiano

Il suo esordio italiano avviene nel settembre 1992 all’età di 25 anni contro il Genoa; diventa titolare e segna il suo primo gol in Novembre contro la Roma che avviene a pochissimi minuti dal termine permettendo alla Lazio di pareggiare il derby. Tanta è l’emozione che Gazza si mette a piangere. Nell’Aprile del 1994 si scontra in allenamento con Alessandro Nesta per cui riporta una frattura scomposta di tibia e perone della gamba destra. Gazza urla di dolore, tanto da far piangere il padre John e la moglie Sheryl presenti alla seduta dell’allenamento. Torna a giocare nell’Aprile dell’anno successivo e termina la sua avventura biancoceleste nello stesso mese. La sua casella alla Lazio segna 47 presenze e 6 reti. Durante il suo periodo laziale è indubbio che Gazza abbia mostrato le proprie qualità tecniche, fatte di giocate e dribbling di alto livello.

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Fuoriclasse

Gazza è un fuoriclasse. E non solo in campo. E’ un guascone, un burlone. Potrebbe tranquillamente far parte dei Monty Phyton, oppure essere stato nel cast di Benny Hill Show. Anzi, potrebbe tranquillamente sostituire Benny Hill. Lo potremmo definire uno dei giocatori più folli della storia del calcio. Tanto genio e sregolatezza, quanto indecenza e fantasia fuori dal campo. Quasi un’ esistenza bipolare. Quando passò alla Lazio al primo incontro con il presidente Cragnotti gli disse che gli ricordava il comico statunitense Bud Abbot e che la figlia del presidente aveva delle belle tette. Durante un’intervista, alla domanda del giornalista lui rispose con un rutto. Oppure quando si presentò in albergo – dove la Lazio era in ritiro – trafelato e completamente nudo al cospetto dell’allenatore Dino Zoff: “Mister sono venuto di corsa. Hanno detto che voleva parlarmi urgentemente!”.

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Il fischietto rubato

Sempre ai danni di Zoff: una volta gli rubò il fischietto, a cui il mister era molto affezionato e che solitamente portava al collo durante l’allenamento. Scoppiarono le risate quando apparve un tacchino con il fischietto di Zoff al collo. Sul pullman della squadra che stava raggiungendo una località per una partita: era comodamente seduto accanto al medico della Lazio, quando all’uscita del pullman da una galleria che aveva oscurato l’abitacolo, era rimasto seduto a leggere come se niente fosse, ma completamente nudo. E che dire quando durante un viaggio a Londra, vide alcuni operai lavorare con la trivella pneumatica e, sceso dalla sua auto chiese loro di poterla provare: fu così che nel bel mezzo della strada s’improvvisò manovale stradale e trapanò con ostentata soddisfazione l’asfalto nell’ilarità degli astanti che lo avevano riconosciuto. Quando giocava nel Newcastle prenotò una serie di sessioni di lettino abbronzanti per il compagno di squadra Tony Cunningham. Che è nero. Sempre a Londra, salì su un autobus (di quelli a due piani) nella Piccadilly Circus e chiese di poter fare un giro con gli astanti, improvvisandosi come sorta di guida per turisti. Ovviamente a modo suo.



Elenco interminabile

Ma fermiamoci qui, perché l’elenco sarebbe interminabile. Dopo la sua avventura con la Lazio, sebbene avesse mostrato al mondo le sue doti calcistiche – tra alti e bassi – vuoi per gli infortuni, vuoi per la sua mancata predisposizione alla “serietà”, vuoi per la sua attitudine alla vita extra ordinaria, nel 1995 passa ai Rangers in Scozia dove ritrova continuità e gioco. In Scozia vince 2 campionati, una Scottish League Cup e una Scottish Cup. Infine, dal 1998 inizia un’altalenante serie di trasferimenti iniziata dal Middlesbrough poi Everton e Burnley, passando per la Cina in seconda divisione e chiudendola carriera in Nord America con il Boston United nel 2004. Raccontando questa storia ad un profano del calcio, ci si potrebbe chiedere il perché un calciatore tanto talentuoso, che a sprazzi gli inglesi hanno paragonato a George Best, non abbia mai raggiunto l’apice del suo potenziale… ”Un George Best senza cervello”: così lo aveva definito il Presidente del Newcastle Gascoigne è stato due personaggi in un solo attore dello stesso film. Per prima, calciatore geniale, poco british nel suo modo di intendere il calcio, quasi sudamericano, fantasia e irriverenza, ma è stato anche un autolesionista. Cresciuto in un contesto sociale e familiare destabilizzante, dopo aver mostrato i primi disturbi comportamentali, oltre alla passione per il calcio iniziò anche quella per l’alcol, che diversamente dal calcio l’accompagnerà per tutta la vita.

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La normalità

Bere birra e superalcolici prima e dopo le partite (forse anche durante…) per lui è normalità. Malato di sesso, finiva spesso per picchiare la moglie Sheryl. Più volte denunciato per violenza sessuale e ricoverato anche in cliniche specializzate per disintossicarsi dal suo stato patologico da intossicazione alcolica… Chi fine ha fatto quel calciatore in grado di giocare ubriaco e in sovrappeso, capace di strappare risate a scene aperte tanto ridicole quanto esilaranti e fantasiose, degne del più grande Benny Hill?

No, mi spiace, questa storia non ve la voglio raccontare…

di Enzo Cairone

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