Charlton

Il chiasso della City

Lontano dal chiasso della City e dal rumore del traffico di Oxford Street, i grattacieli di Canary Wharf si intravedono dalla tribuna del The Valley, già il The Valley, stadio autentico che racchiude il cuore e l’anima del popolo del Charlton Athletic. Pub della vecchia scuola, grezzi e tradizionali, dove il pomello della porta d’ingresso rischia di cadere da un momento all’altro. Il Royal Oak, ubicato in Charlton Road è il posto ideale per riunirsi prima della partita.

Tipica atmosfera

Buona selezione di birre e tipica atmosfera british. Sedendoci su una sedia traballante e appoggiando i gomiti sul tavolo ordiniamo un bicchiere di sidro accompagnato da un piattone di Fish & Chips, che da queste parti è la specialità della casa. Chiacchierando con l’oste ci rendiamo davvero conto che il Charlton oltre che essere un marchio sulla pelle dei vecchi marinai è una passione verace, appartenenza e il senso di unità lega tutto un quartiere. Nel 1985 il Charlton, causa vicissitudini finanziare fu costretto ad abbandonare il The Valley e giocare le partite casalinghe al Selhurst Park, casa dei rivali storici del Crystal Palace. Nel 1990 la squadra toccò il fondo e retrocesse in Second Division (l’attuale Football League Championship), i tifosi stanchi ed esasperati, a quel punto decisero di formare un movimento politico, che raggiunse ben 15.000 voti. Dopo qualche giorno il London Borough of Greenwich decise di stanziare dei fondi speiciali e partirono i lavori di ristrutturazione del nuovo stadio. L’anno successivo, aspettando la fine dei lavori, il Charlton lasciò il Selhurst Park per spostarsi, provvisoriamente, al Boleyn Ground, casa del West Ham.

Photo by Charlton

1992

Nel 1992 la squadra finalmente tornò in un The Valley rifatto a nuovo. Sulla scia dell’entusiasmo in quella stagione si registrò quasi sempre il tutto esaurito, e sotto la sapiente guida dell’allenatore Alan Curbishley, la squadra fece un campionato pazzesco ottenendo la promozione in Premier League. Purtroppo la favola durò solo una stagione, infatti nell’annata successiva si ruppe l’incantesimo e non ci fu il lieto fine con la squadra precipitò nuovamente in Championship. Il 3 gennaio 2014 il club fu acquistato dall’imprenditore belga Roland Duchâtelet, già presidente dello Standard Liegi. Sotto la nuova presidenza, i londinesi non hanno certo brillato, un’altalena tra Championship e League One.

Floyd Road

Percorrendo Floyd Road ci si sente diversi, catapultati indietro nel tempo, il cielo color polvere e la fuliggine che svolazza sui tetti donano la giusta tonalità a un quadro imperfetto fatto da case tutte uguali. Il The Valley è incastonato tra le case ed evoca nostalgia del vecchio calcio, quando si giocava con la maglietta nei pantaloncini e i calzettoni di lana. Osservando il tutto in religioso silenzio si ode solo il fischio del vento e si rivede parte del declino e della rinascita al tempo stesso negli occhi di un ragazzetto che ha organizzato un banchetto fuori da una casa, distante una cinquantina di metri dallo stadio. Il cartello eloquente recita Sweetie Addicks, ‘le caramelle degli Addicks’. Ogni sacchetto costa due sterline, cifra più che onesta per una causa nobile e doverosa.

Il The Valley sorge lontano dal trambusto che anima la sponda nord del Tamigi, ricordando la classica provincia inglese. L’immagine dello store ufficiale del club che confina con le mura di una casa mi stringe il cuore. Un nonno che tiene per mano il nipotino esce da una delle abitazioni, apre il cancelletto che si richiude col vento e dopo pochi metri è già arrivato. La vicinanza fisica e mentale del calcio al suo popolo si mescola alla voglia di cantare e battere le mani per il Charlton, con quel C’mon Charlton che si alza dagli spalti della North Stand, dove siede il tifo caldo.

I bambini vendono caramelle

Il The Valley, i bambini che vendono caramelle fuori dalle case e vecchissimi pub dall’aria malandata: questo è il mitico Charlton, che mi
lascia addosso l’odore del Fish & Chips e mi fa respirare l’aria
del classico calcio britannico, quello di una volta, che rimane
gelosamente custodito nell’anima.

di Antonio Marchese

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