Queen Elizabeth - Photo by HuffPost Italia

Se n’è andata in maniera garbata e discreta, e lo ha fatto solo dopo aver assolto i suoi compiti istituzionali quando, l’altro giorno, ha ricevuto a Balmoral Boris Johnson, prima, e Liz Truss, dopo, rimettendo nelle mani di quest’ultima il governo di quel Paese che nessuno meglio di lei conosceva: basti pensare che Elisabetta II, nata nel 1926, diventata Regina il 6 febbraio 1952 (ma l’incoronazione ufficiale si tenne il 2 giugno 1953), ha guidato il Regno Unito per settant’anni al fianco anche di un Primo Ministro della levatura di Winston Churchill.

Oggi immagino che tante persone, come me, si siano trovate sotto la pioggia di Balmoral a scrutare dietro a quel cancello in continuo movimento, sospirando a ogni apertura e chiusura come se da lì potesse passare per arrivare fino a noi, seduti alle nostre scrivanie o sui nostri divani, il soffio di quella notizia che non avremmo mai voluto ricevere.

Si susseguono con ritmo incalzante (e sarà così almeno per i prossimi dieci giorni, fino al momento dei funerali e forse anche oltre), in tv e sui social, immagini che ritraggono la “nostra” Regina in svariati momenti epocali della sua vita, non solo insieme a capi di stato e personalità di rilievo di tutto il mondo, ma anche in svariati eventi sportivi, come nell’occasione dell’unica vittoria dell’Inghilterra della Coppa del Mondo di Calcio nel 1966, quando consegnò la coppa Rimet direttamente nelle mani di Bobby Moore (che poi la stessa Regina nominò baronetto l’anno seguente); o come pure nell’occasione del rocambolesco spot realizzato con James Bond per le Olimpiadi di Londra del 2012; o come la sua costante presenza all’ippodromo di Ascot (dove io ho vissuto l’emozione di vederla da molto vicino nell’ottobre del 2019).

E questa sera all’Old Trafford, poco prima del fischio d’inizio della partita di Europa League tra Manchester United e Real Sociedad, è stato un eterno minuto di silenzio quello che ha avvolto il teatro dei sogni… prima di sfociare in un applauso doveroso e sentito.

In questo momento, con un velo di commozione a offuscarmi la vista, mi vedo sulle spalle del GGG, io da una parte e Paddington dall’altra, avvicinarci alla finestra illuminata della sua stanza al castello di Balmoral per porgere il nostro ultimo omaggio a una donna che abbiamo tanto amato e ammirato e che mai avremmo voluto lasciar andare…

di Laura De Bernardi

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