E’ un giramondo, Alessandro Diamanti. Nella sua carriera veste tante maglie. In Italia e all’estero. Dagli inizi, difendendo i colori del suo Prato, passando per Livorno, con tappe, tra le tante, a Brescia, Bologna, Fiorentina, Atalanta. E la Cina. Con l’esperienza al Guangzhou. Nel chilometrico curriculum di ‘Alino’ ci sono anche due esperienze in Inghilterra. Una fugace al Watford, con cui colleziona solo tre presenze, l’altra ben più soddisfacente, al West Ham.

London calling

Giunge a Londra nella stagione 2009-2010, dopo essere retrocesso in Serie B con il Livorno l’anno precedente. La chiamata degli Hammers è troppo soave, melodiosa per essere rifiutata. E Diamanti sbarca in terra d’Albione, col Boleyn Ground che diventa la sua nuova casa. Fascinosa ed attraente. Il tifo a squarciagola dei tifosi, tra i più caldi d’Inghilterra, l’allenatore Gianfranco Zola che ne caldeggia l’acquisto alla proprietà, Upton Park che mette i brividi, la statua di Bobby Moore. Ed in aggiunta, un ricco contratto. Ci sono tutte le premesse per vivere un’annata virtuosa.

E in realtà Diamanti non sfigura affatto. In una squadra che comunque annovera fior di giocatori. Che ai nastri di partenza del campionato si presenta con progetti ambiziosi. Alino rompe il ghiaccio quasi subito, riuscendo a trovare il suo primo gol in Inghilterra il 19 settembre in un West Ham-Liverpool che regala gioie ed emozioni a raffica. La giostra premia i Reds 3-2, e Diamanti timbra il cartellino.

La prima gioia

Si presenta così al pubblico di casa, ma non con uno dei suoi pezzi di bravura, bensì realizzando un calcio di rigore. Addirittura ‘in scivolata’, perchè perde l’appoggio col perno in fase di battuta. Tanto da far infuriare Reina, coinvinto che l’italiano fa due tocchi prima di calciare. C’è feeling tra il fantasista toscano e il popolo ‘clarets and blue’. Che ne apprezza le doti di calciatore, generoso, un professionista in campo. E quelle di uomo: solare, ragazzo radioso. Una persona che trova piacere nella positività.

Esordisce in FA Cup, realizzando il gol del provvisiorio vantaggio contro l’Arsenal. Avventura che però termina precocemente in Coppa perchè i Gunners rovesciano il risultato e nel secondo tempo vincono la gara estromettendo il West Ham dai giochi. Ma il punto più alto dell’esperienza di Diamanti nell’est di Londra si ‘tocca’ nel pomeriggio del 10 febbraio 2010 quando sblocca la partita contro il Birmingham con un favoloso calcio di punizione. Che manda in estasi l’intero Boleyn Ground. Che si gusta la pennellata di Alino e la vittoria della squadra per due reti a zero. Man of the match, manco a dirlo, il riccioluto italiano da Prato.

Alessandro Diamanti con la maglia del West Ham – Photo by HITC

Vita da Hammer

Lui incanta, la squadra proprio no. E se alla partenza l’obiettivo europeo è dichiarato un giorno si e l’altro pure da proprietà e dirigenza, il West Ham si trova ad affrontare tutt altro tipo di stagione. Arrancando nei bassifondi di classifica, sin dai primi vagiti d’annata. Con la salvezza, obiettivo veramente minimo, raggiunto con una sola giornata d’anticipo. A fine stagione è scelto dai sostenitori del club come finalista del premio “Hammer of the Year”, riconoscimento per il miglior calciatore del West Ham della stagione. Diamanti, proprio lui, a ‘giocarsela’ con Scott Parker, attuale allenatore del Fulham. Non vince il premio materiale, ma quello morale si. Ovvero, entrare nei cuori dei tifosi Hammers. Gioca ventotto partite con i londinesi, e realizza sette gol. E molti procurati, regalando cioccolatini da scartare a molti dei suoi compagni. Risultando spesso il miglior giocatore in campo, per distacco, tra gli uomini di Zola.

L’addio precoce

Diamanti non resta a Londra. Perchè è un giramondo, e perfino la City gli va stretta. Non gli sembra il posto ideale dove far crescere i propri figli. Troppo caotica. E si trasferisce al Brescia, facendo nuovamente capolino in Serie A. Ma una sua recente intervista, realizzata da Asian Football, fa emergere novità, addirittura dei rimpianti in Alino, che parla di annata straordinaria, in una squadra gloriosa. Dove tutti lo vogliono bene. E che sarebbe rimasto volentieri al West Ham, perchè in fondo Londra è una città straordinaria. Come biasimarlo, del resto.

di Andrea Indovino

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