Fiorentina

27 Ottobre 1999

1999. E’ il giorno 27 Ottobre. Firenze si è svegliata in un’atmosfera a metà tra la rassegnazione dei deboli e l’aspettativa degli audaci, un sentimento di fabbrica per una città abituata ai contraddittori fin dai tempi di Guelfi e Ghibellini; una città che da sempre ha un legame viscerale con la propria squadra di calcio, quasi fosse la reincarnazione della famiglia Medici col suo popolo: un tutt’uno di passione, amore, sofferenza ma anche di quella sfacciataggine ironica e di quella cultura che contraddistingue i successori di Dante. Ma non è certo un bel periodo per la sponda d’Arno calcistica; la squadra sta arrancando in campionato ed ha incassato tre sconfitte consecutive da Roma, Parma e Piacenza, quest’ultima scendendo in campo quasi per una scampagnata a Ponte Vecchio.

 

Tempo di Champions

Oggi però è il giorno della Battaglia d’Inghilterra. Siamo ai sedicesimi di finale di Champions League e la Fiorentina dopo aver eliminato ai preliminari una squadra polacca con il tipico nome impronunciabile, viene inserita nel girone B insieme al Barcellona di Rivaldo e Figo, e all’Arsenal di Tony Adams, Bergkamp, Overmars, Seaman…(vogliamo continuare?…) oltre che ad una sconosciuta squadra svedese chiamata AIK Solna, che di fatto rimarrà sconosciuta anche in tempi attuali (a meno che non vogliate approfondire l’argomento circa il calcio svedese). Oggi è il giorno della Battaglia d’Inghilterra. Wembley. Tempio calcistico degli Inglesi. I Gunners e la Fiorentina si contendono il secondo posto del girone per accedere agli ottavi, dove il Barcellona è già (ovviamente) matematicamente arrivato. All’Arsenal basta un pareggio per raggiungere i blaugrana, mentre i Viola sono costretti a vincere. All’andata, a Campo di Marte, gli inglesi hanno preso a cannonate l’allegra compagnia del Trap e solo le barricate di (San) Francesco Toldo hanno potuto difendere i gigliati dall’artiglieria pesante inglese, riuscendo a strappare un pareggio a porte inviolate.

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Il popolo fiorentino

Il popolo fiorentino , che non è riuscito ad acquistare un tagliando er Wembley, si accomoda davanti alla Tv. Un po’ per scaramanzia ed un po’ per ricreare la scomodità dello stadio, conviene portarsi una sedia dalla cucina e lasciare libero il divano. Cenando durante una partita del genere si rischia un’indigestione e allora ecco il solito panino, riempito di fortuna con gli avanzi rivenuti in frigo. Birretta fresca, sciarpa viola intorno alla cintola, e casse in modalità Dolby Surround per ascoltare la musica sacra di Wembley. S’inizia.

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4-4-2

Fiorentina schierata in perfetto stile trapattoniano 4-4-2 (o 4-4-1-1) con quattro difensori semisconosciuti che entreranno nei tomi di storia fiorentina proprio in questa partita: Firicano, uomo di fatica e d’esperienza e Repka, ceco arcigno e roccioso come un vichingo; accanto a loro l’umile Alessandro Pierini, che sembra quasi un barzelletta a raccontarla, e Jorg Heinrich, tedesco con i connotati da tedesco, dotato della ragionevolezza chirurgica del tedesco, asettico ed anaffettivo, quasi asintomatico ma comunque concreto. In mezzo al campo a far legna Cois e il rispolverato per l’occasione Fabio Rossitto, effetto sorpresa con la solita impudenza del Trap, con il soldatino di guerra Di Livio a fare le ripetute sulla fascia destra. Appena davanti a loro la cabina di regia affidata a Manuel Rui Costa, per eventuali scorribande dei cecchini Enrico Chiesa e del Re Leone Batigol.

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I Gunners

I Gunners invece si presentano con lo storico David Seaman tra i pali, difeso dalla leggenda e cane da guardia Tony Adams, con gente del calibro del transalpino campione del mondo Emmanuel Petit, Vieira, e il duo Olandese Volante Bergkamp e Overmars con l’assistenza di Nwanku Kanu. Non bastasse, ci si può stropicciare gli occhi leggendo i nomi dei panchinari: Suker e Ljungberg. Si Capisce fin dai dai primi minuti che nella battaglia i viola rimarrano coperti in trincea. L’Arsenal suona la carica, spinto dalla sacralità di Wembley, tra cui oltre ai 73mila spettatori paganti e non, vi sono magazzinieri, amici, steward, e sedicenti passanti generici in visita al Tempio. Sembra quasi un episodio degno della narrativa di Nick Hornby in “Febbre a 90°”, a parti inverse…

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Bombardamenti

E fu così che, non dovendo perdere, gli inglesi iniziano a macinare chilometri e palle gol in maniera tale da poter alzare in positivo il rapporto tiri/gol: già nei primi 15 minuti, prima Vieira e poi Overmars, sono vicini ad alzare la scala Richter di Wembley, ma vuoi il caso, vuoi una difesa attenta, vuoi un Toldo vestito da Fortezza da Basso, vuoi la reincarnazione dei Medici, i Gunners non trovano il pertugio giusto. Una serie di combinazioni per cui inizio a pensare nel miracolo di San Giovanni Patrono di Firenze. Dall’altra parte Bati sembra Robinson Crusoe, abbandonato a sé stesso, tanto che si mette a correre in più zone del campo per cercare compagnia, ma nella foga di socializzare ad ogni costo, rifila una randellata a Dixon (terzino) e si fa ammonire. Sudori freddi e momenti di indigestione con la complicità della birra. Il primo tempo finisce sotto i bombardamenti dei Gunners, come ai vecchi tempi del Royal Arsenal. Il secondo tempo riprende con lo stesso piglio del primo tanto che lo sguardo del Trap non promette nulla di buono.

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Il postulato

Tuttavia, c’è un postulato nella regola scientifica e filosofica del calcio che nessuno è riuscito mai a sovvertire: la palla è rotonda e – finché gira – tutto è possibile. I bombardamenti non sono terminati, ma improvvisamente al 74’ ecco che accade l’imponderabile. Siamo circa sulla trequarti e Firicano sradica un pallone dai piedi di Bergkamp (e già questo vale come segnale), lo cede a Chiesa che a sua volta imbecca Heinrich…Heinrich???? Heinrich! Heinrich che di professione fa il terzino, al 75’ si trova spaesato al centro della trequarti avversaria, è smarrito, e lo vede tutta Firenze, tra lo stupore generale, nessuno capisce perché Heinrich, uomo dotato di eccesso di zelo e poca fantasia, abbia deciso o si trovi là. Sembra quasi un attaccante di vecchia data. Heinrich con la coda dell’occhio vede Batistuta che arriva dalla destra di gran carriera. Il tedesco imbecca Batigol che riceve palla, e col piede sinistro scarta Winterburn portandosi la palla sul destro. Con questo si allarga velocemente sparando una fucilata in diagonale al sette opposto difeso dall’incredulo Seaman: incredibile! Fiorentina in vantaggio a Wembley

Tutto vero

Forse l’annulla! E’ fuorigioco? No, è tutto vero! Gli occhi lucidi del bmber argentino si mischiano alla gioia irrefrenabile dei compagni. Rimangono ancora 15 minuti, un’eternità. E all’85’ (San) Francesco Toldo con una parata alla Yashin, sbarra la strada all’incredulo Kanu e con la mano di richiamo va a prendersi un pallone destinato ad entrare in rete. Non c’è più tempo per pareggiare, ormai i Gunners hanno esaurito le munizioni. Il tabellino diceva che l’Arsenal aveva battuto 9 calci d’angolo e la Fiorentina 0, e i Gunners avevano giocato quasi interamente nella metà campo della Viola, ma alla fine a spuntarla è stata la Fiorentina di Batigol, Re nella notte di Wembley.

di Enzo Cairone

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